Rassegna storica del Risorgimento
ORSINI FELICE
anno
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1950
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pagina
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199
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71 Commissariato straordinario di Felice Orsini, ecc. 199
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L*ottimo risultato conseguito in Ancona da Felice Orsini consigliò i Triumviri di valersi del patriotta meldolese, per un'altra non meno ardua operazione di polizia e di guerra nelle Marche meridionali infestate da piaga altrettanto grave, pur essendo ai ben diversa natura: l'insorgenza sanfedista montanara che aveva preso gran piede nell'ascolano, precisamente là dove il Piceno confinava coi Reame di Napoli in cui aveva trovato sicura ed ossequiosa ospitalità il fuggiasco Pontefice.
Per la sua particolare posizione politica e struttura geografica, il Piceno, in ogni periodo critico pel Governo pontificio, era stato centro di coraggiosi movimenti di resistenza sanfedista che avevano messo a dura prova (ricorderò) le stesse armate francocisalpine prima, napoleoniche e murattiane poi, per trasformarsi, infine (mercè l'appoggio governativo al tempo di Papa Gregorio) in vera e propria organizzazione militare d'opposizione al movimento settario liberale italiano dopo il moto insurrezionale del 1831.
Erano costoro i cosi détti Volontari Pontificio Centurióni di non bella rinomanza costituenti, in provincia, la Falange Sibillina forte, dicevasi (certo con molta esagerazione) di oltre novemila aderenti, ripartiti nei quattro comandi di Monte Gallo, Amandola, Officia e Force ed in non meno di diciassette Centurie sparpagliate in località del monte e del piano, datya marina alle balze della Sibilla, fra il Tronto ed il Chienti, ma con assolata prevalenza fra i centri più cospicui e montuosi del Fermano e dell'Ascolano, ove l'attività della Falange fu, in ogni tèmpo, notevole, mentre languida e inefficiente rimase sempre nelle zone centrali e rivierasche della provincia '*) Ogni ceto sociale dava adepti a questa Falange, ma il nerbo più forte della medesima, indubbiamente, era costituito da rozzi e fanatici montanari irreggimentati e capeggiati dai frati e dai preti del luogo che, nella Falange, ricoprivano posti di comando. In forma assai più modesta si ripeteva, allora (o meglio si continuava) il poco edificante fenomeno del 1798"99 napoletano, abruzzese e marchigiano in cui, preti, seguaci od imitatori del famigerato Card. Ruffo, capeggiavano masse raccogliticcie di contadini e di popolazioni per lanciarle contro i giacobini indigeni e stranieri in difesa della Fede e del Sovrano!: ibridi tipi d'ecclesiastici e di soldati, un misto di coraggio e di vigliaccheria il ricordo delle cui gesta rimane ancora consacrato, più che nelle pagine della storia, in quello della tradizione popolare. A tal genere di avventurieri apparteneva anche il Comandante in capo della Falange Sibillina, certo abate Domenico Talinoi da Monte Gallo (1791-18....), prete di mediocre cultura (benché fra quei monti natii non fosse addetto a cara d'anime, ma al pubblico insegnamento), d'indubbia energia organizzativa, di Spirito eminentemente turbolento e battagliero e tutt'altro che privo di largo ascendente sai cervelli e sui cuori di quelle incolte e fanatiche popolazioni montanare.
Comandante in seconda della legione e valido cooperatore di Don Tali ani, era un rozzo e fanatico montanaro di Monte Calvo di S. Gregorio, certo Giovanni Piccioni (1795-1868). capo del fecondo parentado dei Piccióni non meno di lui caldi papisti e pronti ad ogni sbaraglio, cosi come cinquanta anni prima, Giuseppe Costantini dì Li-
M Finora sono riuscito a trovare soltanto i ruolini degli ascritti a 7 di questi comandi locali e precisamente dei grappi di Monte Gallo (191 uomini), Amandola (58), Offida (19), Mon tallo (74); dei rimanenti non conosco che l'ubicazione e qualche preziosa notizia organizzativa. (Arch. Antico Comune di Ascoli in BIHL. COM. - B. 770; anno 1847). Sulla missione ascolana dell'Orsini, ved. A. M. GiiisAJ.HKim, Uòmini e cose cit., pp. 75-100.