Rassegna storica del Risorgimento

ORSINI FELICE
anno <1950>   pagina <200>
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Enrico Liburdi
sciano (11 celebre Sciabolane), coadiuvato dal largo novero de' suoi familiari, era stato il popolarissimo eroe direi quasi dell'insorgenza legittimista anti-francese prima che il Generale La-Hoz ne prendesse, con pugno vigoroso, il comando dandogli un più regolare assetto militare.
Contro questa trista organizzazione segreta papalina s'erano appuntate le ire dei patriotti in ogni tempo, né ad essa diedero tregua fino a che (preso miglior anda­mento le cose patrie dopo Vavvento al papato di Pio IX) non la videro sciolta per de­creto del 20 novembre 1847 dì Mons. Dialti in esecuzione di analogo decreto emanato dalla Segreteria di Stato di Sua Santità, avendovi certo molto influito l'immenso dis­gusto ovunque suscitato dal presunto tentativo reazionario romano del 17 luglio 1847 attribuito dai patriotti, alle mene dei Centurioni Pontifici in generale ed in particolare ad un losco figuro di poliziotto, il Colorili. Filippo Nardoni (ascolano di nascita) ed ai suoi satelliti contro i quali si scagliarono le ire dei liberali di tutto lo Stato romano, tanto che ai fu costretti a sottoporli a regolare processo *)
E naturale, peraltro, che, una così vasta organizzazione politica, forte per numero d'ascritti e per autorevoli aderenze in provincia, quali l'ex Segr. di Stato Card. Tommaso Bernetti e l'ascolano Filippo De Angelis Cardinale Arcivescovo di Fermo, tutt*altro che priva di mezzi finanziari e, soprattutto, di un'esperienza di vita ormai ultradc-cennale, non potesse subito stroncarsi per virtù, taumaturgica d'un decreto, sicché anche se legalmente disciolta continuò copertamente a sussistere ed a dare qua e là segni di vita suscitando tumulti e difficoltà all'ordinato andamento della vita pub­blica approfittando i capi delle critiche circostanze in cui venne spesso a trovarsi il Governo ecclesiastico, ormai in gran parte passato in mano dei laici, durante le crisi annonarie del 1847 e le non liete vicende seguite ai rovesci militari sardi del 1848.
Contro le intemperanze dei contadini ribellatisi ai gabellieri del macinato a Monte Gallo ed a Mozzano, il 10 aprile del 1848 furono emanate severe grida da Mons. Leonardo Dialti, Delegato Apostolico di Ascoli, mentre alle turbolcnze rivoluzi onarie di Don Taliani (anima, delle predette rivolte), cercava di mettere freno Mons. Gregorio Zelli Vescovo della diocesi ascolana prima con hi doccia fredda della temporanea sospensione a divi-nis del prete agitatore di masse, poi col relegarlo per più settimane in un convento di finti per calmarne gli ardori guerrieri con un buon corso d'esercizi spirituali: condanna capitata, anni prima (per motivi di ben diverso genere) anche ai celebri barnabiti Ales­sandro Gavazzi ed Ugo Bassi, oratori sacri di vasta rinomanza e di indiscussa italianità.

La fuga del Papa a Gaeta, l'apertura della Costituente, la proclamazione della Repubblica Romana e hi conseguente pubblicazione delle replicate bolle pontificie emanate da Gaeta sconfessanti ogni azione governativa non dal Pontefice emanante, Corono tonte spinte albi riorganizzazione dell'opposizione armata al Governo repubbli­cano insignoritosi del potere e spadroneggiente nello Stato a tutto danno del Papa Re, unico sovrano legittimo riconosciuto dagl'insorgenti, i quali se in genere non avevano una vera e propria assisa militare ') tuttavia si pavoneggiavano con aria marziale
') Nella BIBLIOTECA COMUNALE di Ascoli P. si conserva un'abbondante raccolta di caricature, pasquinate, satire ecc. contro questo famigerato Nardoni (Busta n. 782).
*) Un anonimo cronista fermano ce n'ha lasciata una breve e pittoresca descri­zione che può vedersi In G. LETI, Fermo e il Card. Filippo De Angelis, Roma, Albrighi e Segati, 1902, p. 75.