Rassegna storica del Risorgimento
ORSINI FELICE
anno
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1950
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pagina
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201
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7/ Commissariato straordinario di Felice Orsini, ecc. 201
e con certi cappellacci alla pretesca fregiati di penne di cappone, santi, medaglie e particolari amuleti, superbi di certi schioppi a trombone di vecchia data ed esaltati da preci e benedizioni largamente distribuite dai loro cappellani militari e perfino galvanizzati dalle note marziali dell'inno di guerra dei Vespri Siciliani del Verdi cui un poetastro aveva adattato i versi resi noti dal Torre e, perciò, qui non riprodotti. *)
Fra il marzo ed il maggio del 1849 la ribellione era in pieno sviluppo nella parte montuosa della provincia ascolana minacciando assai dappresso, e con molta temerità, Ascoli e Fermo. Contro gl'insorgenti, combattuti di balza in balza, di villaggio in villaggio, si mostrarono ben presto impotenti le forze armate volontarie della provincia, all'uopo mobilizzate e capeggiate dai valorosi patriotti del luogo, anche perchè, gran vantaggio per gl'insorti erano la perfetta conoscenza della montagna natia ed il prezioso ausilio della vicinanza del confine napoletano da cui partivano quotidiani incitamenti alla resistenza rafforzati da larghi aiuti pecuniari, di armi, di direttive e da uomini di comando assistenza assai fruttuosa per la continuazione della dura lotta.
Col desiderio di sopraffarla e di sradicare, una buona volta, la mala pianta dell'insorgenza, il Preside della provincia ascolana (il perugino Ing. Ugo Calindri), visti inutili i suoi frequenti e bellicosi proclami,2) invocò da Roma rinforzi adeguati al bisogno: s'ebbe le truppe dei Colonnelli Roselli e Pianciani (provenienti dall'alta Marca) ed esse (in unione alla Guardia Nazionale della Città e della Provincia) incominciarono a battere in lungo ed in largo la montagna, a snidare i ribelli, a sequestrar armi e prendere ostaggi e dar loro vigorosa battaglia a Coperso, a Rosara, a S. Gregorio, ed a rugarli di roccia in roccia, di villaggio in villaggio, sicché, a fine d'aprile, la pace pareva ovunque ristabilita, il governo repubblicano dappertutto assicurato.3) Ritenendo vittoriosamente compiuta la missione loro affidata ed in vista anche delle sopraggiunte difficoltà militari il Governo Triumvirale richiamò a Roma le truppe del Colonn. Roselli per affidare al medesimo un comando di maggior responsabilità nella capitale ove le stesse giunsero festosamente accolte il 13 maggio. *)
La rivolta era, pel momento domata, ma ciò non si era ottenuto senza gravi sacrifici di vite umane fatte pagare a caro prezzo ai rivoltosi le cui case erano state abbandonate al saccheggio ed alle fiamme.
Inoltre, alcuni militi repubblicani, nella fazione di Rosara (19 aprile), erano rimasti prigionieri dei ribelli e fra essi c'era perfino il figlio del Preside della Provincia, il diciassettenne Tito Calindri giovane civico di bollenti spiriti repubblicani e d'intrepido coraggio che, per vaghezza d'indossare una nuova uniforme, aveva ottenuto' a
i) F. ToBRE, Memorie storiche sull'intervento francese in Roma nel 1849, Torino, Tipografia italiana, 1851, voi. I, pp. 324-325. Sono poesie rinvenute indosso ad un insorto prigioniero stampate a carattere rosso e dovute, forse, alla penna dèi Taliani o di Giovanni Rinaldi figlio del Governatore di Arquata? Può darsi. Videro luce in Monitore Romano del 20 aprile 1849, n. 78, p. 356.
2) Tra i molti proclami pubblicati dal Calindri, ricorderò, particolarmente, quelli del 7, 12, 15, 19 aprile e 1 maggio 1849.
3) V. le corrispondenze apparse in Monitore Romano dei 21 e 24 aprile (p. 364 e
370),
*) e Stamattina (13 maggio) entrò in Roma, proveniente dalle Marche, il Regg. Roselli e sfilò in bell'ordine tra il popolo fitto nella Piazza Colonna. Qualche Compagnia portava il berretto rosso sull'asta e su qualche faccia brillava il fuoco repubblicano (Monitore Romano, n. 100, p. 455).