Rassegna storica del Risorgimento

ORSINI FELICE
anno <1950>   pagina <202>
immagine non disponibile

202
Enrico Liburdi
stento dal padre di far parte anch'egli di quella spedizione contro gl'insorgenti. Con­dotti costoro a Teramo, e poscia tenuti prigionieri nella fortezza di Pescara dal Gene­rale borbonico Francesco Landi, in Ascoli si nutrivano gran timori sulla loro sorte: e ciò valse a rendere meno dura la detenzione degli ostàggi e dei prigionieri fatti dalle truppe del Roselli messi al sicuro nelle fosche carceri ascolane.
* * *
La notizia della partenza per Roma dei rinforzi del Roselli (avvenuta il 1 mag­gio)- rinfrancò gli abbattuti spiriti dei ribèlli i quali, ai primi del mese, s*adunarono in gran numero e, minacciosi, si presentarono sulle alture dominanti Ascoli decisi ad entrare in città o per trattative o per forza delle armi. Dava loro animo il sapere la città pressoché sguarnita di forze militari partite giorni prima (4 maggio) per S. Bene­detto col Preside Calindri che (dopo la prigionia del figlio), a fili tlissi ino, si riteneva poco sicuro nella regina del Tronto.l)
L'avanzarsi in Romagna delle truppe austriache e nel Lazio di quelle francesi rallegrava gli amici del Pontefice e ravvivava la rivolta, facendone prevedere il non lontano trionfo. Un bel giorno infatti (10 maggio) i ribelli presentarono al Comune asco­lano un, vero e proprio ultimatum per la capitolazione della città alle bande degl'insorti. La Magistratura cittadina (presieduta dal Marchese Marco Sgariglia), in tanta ristret­tezza di tempo, indisse il generale parlamento dei cittadini, come usavasi nelle più cri­tiche circostanze al tempo dei liberi Comuni. H Consiglio (fra gli applàusi di molto po­polo intervenuto all'adunanza Consigliare) respinse sdegnosamente l'ultimatum dei rivoltosi. Votata la lotta ad oltranza, si presero i necessari provvedimenti, non mancando di sollecitare aiuti militari dal Preside fuggiasco e dal Triumvirato. 2)
Scioltosi il Consiglio al grido di Viva Ascoli, ognuno corse al posto di combatti­mento, subito iniziatosi. Lotta'dura ed ineguale fa quella, ma valorosammte sostenuta sicché, in quel giorno memorando per gli annali cittadini (11 maggio 1849), gl'insorgenti furono fugati, né miglior successo ebbero i loro assalti e le baldanzose minacele dei giorni successivi risultati parimenti inefficaci ai danni della città, bàttuti come furono nelle alture dominanti Ascoli e nelle stesse balze montane natie ove cercarono in gran fretta rifugio dopo le riportate sconfitte.3)
La notizia del vittorioso combattimento del popolo ascolano data in piena As­semblea Costituènte il 16 maggio, suscitò indescrivibile entusiasmo e, Deputati e il po­polo che assiepava le tribune, ripeterono a gran voce il: Viva Ascolil che suonò caro e fu ambito premio ai pai.fiotti della città cui non mancarono né il compiacimento del
*) Proci. Calindri del 4 maggio 1849.
2) Vedi proclami Sgariglia del 3, dcll'8 e dell'I 1 maggio 1849.
3) Vedi la lettera delFll maggio n> 971 del Gonf. Sgariglia al Preside Calindri in S. Benedetto (ÀITCH, COM. X ASCOLI* B. 803) oltre la corrispondenza in Monitore Romano (16 maggio, n. 108 p. 467) e lo stesso proclama della Cittadinanza ascolana del 14 maggio (Doe. I, IT).
Fredda accoglienza avevano trovato all'Assemblea, lo lunghe o replicato lettere giustificative della stia condotta inviate dal Preside Calindri delle quali non si volle neppure ascoltare le lettura e ohe, fra interruzioni e frizzi poco lusinghieri in parti-cotar modo del Dep. Ballanti, si decise passarlo per competenza agli Aiti del Trium­virato (Sedute del 17 e del 23 maggio).