Rassegna storica del Risorgimento
ORSINI FELICE
anno
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1950
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Enrico Liburdi
stento dal padre di far parte anch'egli di quella spedizione contro gl'insorgenti. Condotti costoro a Teramo, e poscia tenuti prigionieri nella fortezza di Pescara dal Generale borbonico Francesco Landi, in Ascoli si nutrivano gran timori sulla loro sorte: e ciò valse a rendere meno dura la detenzione degli ostàggi e dei prigionieri fatti dalle truppe del Roselli messi al sicuro nelle fosche carceri ascolane.
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La notizia della partenza per Roma dei rinforzi del Roselli (avvenuta il 1 maggio)- rinfrancò gli abbattuti spiriti dei ribèlli i quali, ai primi del mese, s*adunarono in gran numero e, minacciosi, si presentarono sulle alture dominanti Ascoli decisi ad entrare in città o per trattative o per forza delle armi. Dava loro animo il sapere la città pressoché sguarnita di forze militari partite giorni prima (4 maggio) per S. Benedetto col Preside Calindri che (dopo la prigionia del figlio), a fili tlissi ino, si riteneva poco sicuro nella regina del Tronto.l)
L'avanzarsi in Romagna delle truppe austriache e nel Lazio di quelle francesi rallegrava gli amici del Pontefice e ravvivava la rivolta, facendone prevedere il non lontano trionfo. Un bel giorno infatti (10 maggio) i ribelli presentarono al Comune ascolano un, vero e proprio ultimatum per la capitolazione della città alle bande degl'insorti. La Magistratura cittadina (presieduta dal Marchese Marco Sgariglia), in tanta ristrettezza di tempo, indisse il generale parlamento dei cittadini, come usavasi nelle più critiche circostanze al tempo dei liberi Comuni. H Consiglio (fra gli applàusi di molto popolo intervenuto all'adunanza Consigliare) respinse sdegnosamente l'ultimatum dei rivoltosi. Votata la lotta ad oltranza, si presero i necessari provvedimenti, non mancando di sollecitare aiuti militari dal Preside fuggiasco e dal Triumvirato. 2)
Scioltosi il Consiglio al grido di Viva Ascoli, ognuno corse al posto di combattimento, subito iniziatosi. Lotta'dura ed ineguale fa quella, ma valorosammte sostenuta sicché, in quel giorno memorando per gli annali cittadini (11 maggio 1849), gl'insorgenti furono fugati, né miglior successo ebbero i loro assalti e le baldanzose minacele dei giorni successivi risultati parimenti inefficaci ai danni della città, bàttuti come furono nelle alture dominanti Ascoli e nelle stesse balze montane natie ove cercarono in gran fretta rifugio dopo le riportate sconfitte.3)
La notizia del vittorioso combattimento del popolo ascolano data in piena Assemblea Costituènte il 16 maggio, suscitò indescrivibile entusiasmo e, Deputati e il popolo che assiepava le tribune, ripeterono a gran voce il: Viva Ascolil che suonò caro e fu ambito premio ai pai.fiotti della città cui non mancarono né il compiacimento del
*) Proci. Calindri del 4 maggio 1849.
2) Vedi proclami Sgariglia del 3, dcll'8 e dell'I 1 maggio 1849.
3) Vedi la lettera delFll maggio n> 971 del Gonf. Sgariglia al Preside Calindri in S. Benedetto (ÀITCH, COM. X ASCOLI* B. 803) oltre la corrispondenza in Monitore Romano (16 maggio, n. 108 p. 467) e lo stesso proclama della Cittadinanza ascolana del 14 maggio (Doe. I, IT).
Fredda accoglienza avevano trovato all'Assemblea, lo lunghe o replicato lettere giustificative della stia condotta inviate dal Preside Calindri delle quali non si volle neppure ascoltare le lettura e ohe, fra interruzioni e frizzi poco lusinghieri in parti-cotar modo del Dep. Ballanti, si decise passarlo per competenza agli Aiti del Triumvirato (Sedute del 17 e del 23 maggio).