Rassegna storica del Risorgimento

ORSINI FELICE
anno <1950>   pagina <207>
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Il Commissariato straordinario di Felice Orsini, ecc. 207
La notizia del felice esito della pratica giunse in Ascoli in via privata ed officiosa per cara e zelo dei due predetti Deputati, mentre ritardò la regolare comunicazione go­vernativa; ritardò tanto che, quando essa arrivò in Ascoli (se pur giunse), l'Orsini con armi, bagagli ostaggi e prigionieri aveva sgombrata la citta buttandosi a corpo perduto in una rischiosa ritirata strategica.
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Quale il vero motivo della sua ritirata, un piccolo capolavoro d'audace strategie, preludio, quasi, di quella, ben più famosa, un mese dopo realizzata da Giuseppe Ga­ribaldi al cessare della difesa dell'Eterna? Sapeva l'Orsini che, cinquantanni prima, la strada da lui prescelta, breve, protetta da non impervie montagne e svolgeutcsi fra modeste e non incomode vallate, in eguali critiche .circostanze, era stata via di salvezza per le truppe franco-cisalpine cacciate a furore di popolo dai paesi che poco innanzi avevano baldanzosamente invasi ed angariati? Forse; perchè, di quelle tristi memorie, durava ancora vivo il ricordo e lo stesso Marchese Sgariglia ne aveva fatto menzione al Calindri, allorché s'era ritirato in S. Benedetto con l'intera guarnigione nel timore che, insorgenti e napoletani, assediando Ascoli, gli avessero impedito la ritirata tanto verso Roma quanto verso Ancona.*)
A fine maggio l'Orsini capì che in Ascoli ormai la sua situazione era divenuta insostenibile: ovunque irrompente l'insorgenza spadroneggiante nei minori centri della provincia e quotidianamente minacciante la città; gli Austriaci, bloccata Ancona e dilaganti verso la Marca meridionale; i Napoletani occhieggianti al confine presso Mal tignano e trattenuti, più dalla proverbiale neghittosità che dalla santità di un con* fine; il popolo, in genere, malfido e desideroso di novità e di quella pace che ripromet-tevasi dall'imminente caduta di Ancona e di Roma sotto l'impeto delle forze austriache e francesi: sperare di contrastare con fortuna all'opera di tanti nemici con quelle scarse fòrze militari e poche risorse di guerra di cui poteva disporre, era pazzia* L'Orsini lo capi e, prima che fosse troppo tardi per lui, provvide a sgomberare la città e ad abban­donare la provincia ripromettendosi di condurre a salvamento, oltre le montagne della Sibilla, le poche truppe rimaste fedeli alla Repubblica.
Questo il piano, mascherato, naturalmente, da una finta marcia di guerra contro i covi dei ribelli per reprimerne la tracotanza, dicendosi sempre pronto a ripiombare coi suoi nomini sulla città evacuata- se essi ai fossero azzardati a tentarne l'assedio o l'espugnazione. 2)
Il piano della ritirata fu preparato con la massima segretezza e realizzato con grande celerità dall'Orsini dopo aver emanate le disposizioni rese indispensabili dal suo allontanamento:3) egli lasciò la città il 2 giugno due ore dopo la mezzanotte, insieme ad un corpo armato non inferiore ai 500 uomini, *) e portando seco, ad ogni
-) Lettera del 15 maggio '49 (ASCOLI P.: Arch* Cornuti. Antica, - Busta n. 803, fase. 1 Polizia'. Biblioteca Comunale),
2) Doc VII.
3) Doc. Vili.
*) Erano: Compagnia di Volontari del Battaglione Ascolano Mobilizzato (56 teste) comandata, come già nel 1831 al tempo del Sercognani, dal Capii. Matteo Costantini alias Sciabolone; 154 Carabinieri agli ordini dei Capitani Freddi e Benedetto Gianfeiici; 85 militi della Compagnia Mobilizzata.Nazionale di Ancona al comando del Gap, Eugenio Andreucci; 80 soldati della Compagnia del Cnp. Verssaglia oltre altri minor/reparti di finanzieri e di truppa regolare provenienti dalla colonna Pianciani,