Rassegna storica del Risorgimento

ORSINI FELICE
anno <1950>   pagina <211>
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Il Commissariato straordinario di Felice Orsini, èco, 211
d'immediata smobilitatone e di ripristino del Governo Pontificio, mandò colà al Co­mandante Principe di Liechtenstein un prudente e dignitoso riscontro facendo cono­scere che era strettamente necessario ch'ei rimanesse al suo posto con la Guardia Ci­vica vigilante ed in armi per la salvaguardia della vita e delle sostanze dei cittadini minacciate non dai nemici della Repubblica, ma dalla ingordigia e dalla crudeltà, dei montanari insorti: e come disse fece. Rimase fermo al suo posto di primo cittadino fino al sopraggiungere delle truppe nemiche delle cui mosse e del cui avvicinarsi era gior­nalmente tenuto informato da suoi particolari esploratori e dal collega di S. Benedetto,
Giunti gli Austriaci a S. Benedetto la sera del 21, comprendendo che il giorno dopo sarebbe avvenuta l'occupazione di Ascoli, ad evitarne gli sfregi e che venissero abbattute da mani mercenarie e straniere gli Sgarìglia provvidero a far levare le pubbliche insegne repubblicane assistendo di persona alla mesta operazione. Non aveva, inoltre, mancato il Gonfaloniere di incaricare onorevoli cittadini di particolare incom­benze pel ricevimento del comandante nemico, per l'acquartieramento, ed il vettova­gliamento delle truppe straniere, provvedendo che la milizia civica rimanesse conse­gnata nel proprio quartiere con le armi al piede pronta ad ogni evenienza.
Alle tre pomeridiane del 22 giugno il Magg. Carlo Streel con 500 uomini fece il suo ingresso in città seguito da un buon codazzo di turbolenti montanari che, agitando palme di olivo e bandiere papaline, gridavano a squarciagola Viva Pio IX! Morte alla Repubblica! Ma tutto finì lì dinanzi alla fermezza del Gonfaloniere e la disciplina della Nazionale, anzi, a sera inoltrata, il Comandante austriaco, che ne aveva abba­stanza di quella gazzarra villereccia cui s'erano aggiunti non pochi caldi papalini della città, ne fece fare una bella retata con l'intenzione di tenerli in prigione fino a sbollito l'entusiasmo paolotto. Se non che la mattina dopo vennero subito rimessi in libertà per i buoni uffici del Magg. Francesco De Angebs che, lasciato il prudente rifugio di Te­ramo, era rientrato nella città natia con l'intenzione di spadroneggiarla.
Al dignitosissimo indirizzo del Gonfaloniere Marco Sgariglia del 22 giugno - ca­valleresco saluto del vinto che cede, alla sola forza delle armi, ma lascia impregiudicata la questione in linea di diritto rispose, con pari dignità e cortesia, l'occupante rin­graziando la stessa Guardia Nazionale dell'attività spesa per la salvezza della città dal vandalismo degl'insorti: e fu quello, per gli Sgariglia e per la valorosa milizia repub­blicana cittadina, il più ambito dei ringraziamenti*
La Repubblica Romana, in Ascoli, non poteva morire con maggiore dignità.
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Come a S. Marino ebbe termine, il 31 luglio 1849, l'incredibile gesta della Legione garibaldina, così Force, a sua volta, fu l'ultima tappa della perigliosa marcia orsiniana e il propugnacolo estremo della sua resistenza.
Jl centro paesano di Force non contava, allora, più di 300 abitanti (circa la metà di quanti oggi ne abbia) con anguste piazzuole e ripide vie di collina (si è a 700 m. sul livello del mare) in vista d'un incantevole panorama appenninico e con. un'aria friz­zante e balsamica che meglio non potrebbe desiderarsi. Ma c'erano anche, nei colli e nelle montagne ebo dominano Force d'ogni intorno, migliaia d'insorgenti coi loro preti e coi loro frati* né, frammezzo ad essi, mancavano uffici ali dell'esercito napoletano e persino gregari repubblicani che avevano disertata a Montai to alla vigilia della partenza. Posizione, quant'altro mai diffìcile anche pel vettovagliamento di tanta truppa a causa delle precedenti requisizioni di viveri e di denari operate dagl'insorti, dai civici