Rassegna storica del Risorgimento
ORSINI FELICE
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1950
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Enrico Liburdi
e dello stesso Wiser che non aveva altro modo per mantenere il suo distaccamento. Né Orsini cambiò sistema. Seguendo il suo metodo, durante la permanenza in paese, domandò e pretese quanto gli era necessario: enti pubblici e privati cittadini dovettero sottostare alla legge di guerra, accontentandosi di cambiar buoni cartacei in moneta argentea consegnando regolarissime ricevute di prelevamento sempre regolarmente quietanzate. L'Orsini aveva scrupoloso rispetto dell'esattezza contabile ed essa permetterà, più tardi* ai Comuni da lui tassati di ottenere il totale rimborso delle spese sostenute dalle esauste, ma oneste casse del ristabilito Governo Papale: e non fu piccolo beneficio, anche se la pratica del recupero, burocraticamente pedantesca, andò per le lunghe trascinandosi, d'ufficio in ufficio, per qualche anno. Altrettanto, del resto, accadde ai Comuni dell'alta Marca che dovettero sostenere ingenti spese pel transito della Legione garibaldina di cui parimenti ottennero riconoscimento ed un assai tardivo, ma integrale rimborso. *)
Ad accrescere le già molteplici e gravi difficoltà di quel manipolo di prodi che teneva ancor saldo e alto fra quei monti il tricolore della libertà, si manifestarono turbolenze militari frutto, principalmente, dello scoraggiamento che veniva a pigliar piede fra essi e contro il quale non valevano l'energia e la fede intatte dell'Orsini, del Troncaci, del Costantini egregiamente coadiuvati dal Gonfaloniere Dott. Tommaso Teodori e dal di lui fratello Comandante la Guardia Nazionale del paese. Del resto il nemico urgeva minaccioso e dappresso e, nell'ora del pericolo, ogni dissidio scomparve né le milizie paesane furono meno valorose delle sopraggiunte a rafforzare la difesa dei loro vetusti baluardi. Ma l'intrepido Orsini non si limitò a rimanere sulla difesa, che, la mattina del 1S, mosse fuor di Porta S. Pietro all'attacco dei montanari col meglio dejle sue forze. La fucilata vivissima, durò fino a sera e, fra i caduti, degno di ricordo è il civico forcese venticinquenne Antonio Spinucci fratellastro di quel celebre Don Paolo Spinucci assai noto negli annali del patriottismo marchigiano e padre della medaglia d'oro Colonn. Emidio caduto da prode alla testa de' suoi soldati a Flambro durante la tragica ritirata di Caporetto.2)
A quel primo combattimento altri ne seguirono incalzando il nemico ognor di più ed assai premendo al medesimo di riavere i prigionieri. Con essi si patteggiò a lungo il libero transito oltre la Sibilla delle forze repubblicane superstiti, senza poter addivenne ad una conclusione benché, nel campo avverso, il contumace Don Romolo Amici, cui stava assai a cuore la sorte dei fratelli, largheggiasse in offerte di denaro pur di mettere fine una buona volta fine alla Via Crucis dei tre prigionieri. Tutto fu invano benché quei 2000 scudi di moneta sonante da lui promessi facessero gola a molte tasche asciutte ed a molte fedi vacillanti. Il guaio era che l'ostacolo maggiore alla conclusione di quelle trattative, era proprio l'Orsini, il quale, sdegnoso, a chi cercava di persuaderlo della convenienza di cedere troncava ogni discussione dicendo che egli non sarebbe mai venuto a patti eoi briganti.s)
*J I più ordinati Municipi conservano, nell'Archivio, la relativa contabilità da me diligentemente esaminata: alcuni buoni si riportano nei doc a chiarimento ed a completamento dei già raccolti dal GHISALDERTI nelle sue citate Lettere (Doc. XI).
2) Perle gravi ferite riportate in combattimento Antonio Spinucci spirò alle ore 18 del 21 giugno a capitolazione avvenuta. Sullo Spinucci ved. G. SPERANZA, Paolo Spinucci da Force, Ancona, Morelli, 1890.
3) G. LETI, Roma e lo Stato Pontificio dal 1849 al 1870-, Ascoli, Cesari, 1911, voi. II, p. 82.