Rassegna storica del Risorgimento
ORSINI FELICE
anno
<
1950
>
pagina
<
216
>
216
Enrico Liburdi
sito di acciuffate e di uccidere il loro persecutore. C'era di che temere, trattandosi d'una ventina di ammaxzerelli della pcggior risma, sicché lo stesso Orsini ne provò ribrezzo e sdegno, se non proprio paura: cosa che, dopo tutto, non è tanto da meravigliare scriverà egli stesso più tardi ripensando a quella critica circostanza perchè, in ultimo de* conti, la vita piace anche a me, e non voglio appunto per aver fatto il dover mio, morir per mano d'un assassino . 1)
Risaputa la cosa ne scrisse adunque subito un focoso rapporto al Governo Triumvirale deplorando l'accaduto poscia, senza attenderne il riscontro, si staccò dalla Colonna Forbes e proseguì velocemente da solo per Roma per rafforzare a viva voce le sue lagnanze e per imporre l'immediato arresto di quei deliquenti facendo pervenire la superiore deplorazione a chi aveva dato l'improvvido ordine. A quanto si seppe esso risaliva a Vincenzo Caldesi e ad Enrico Serpieri, già mandati Commissari Straordinari nelle Marche per suscitare l'entusiasmo (così le istruzioni a loro affidate) e per operare a prò* della guerra: ma essi avevano dovuto retrocedere a Foligno essendo già Ancona caduta in potere degli austriaci che dilagavano ormai per tutta la regione marchigiana. Non essendo loro concesso di far meglio, essi avevano reso quel bel servizio al collega Orsini ed al buon nome della Repubblica.
Mazzini diede piena ragione all'Orsini ed impartì solleciti ordini per fermare quei delinquenti: ma pochi incapparono lì per lì nelle reti della giustizia. In quanto poi, all'ormai compiuta missione speciale nell'ascolano (ed a Force il Commissario fuggendo aveva dovuto abbandonare ogni carteggio, protocollo segreto non escluso, affidandolo com'ei credeva in buone mani e forse in quelle stesse del Tronchet) essa ottenne hi piena approvazione del Governo tanto che la sera del suo arrivo in Roma, a sua stessa insaputa e senza la minima sua sollecitazione (e possiamo credergli sulla parola) mi fu in-vinta (scrisse) sino a casa la mia nomina del Ministero della Guerra di maggiore dello Stato Maggiore Generale, col quale grado, il fin allora Capitano Orsini Rappresentante del Popolo, partecipò all'estrema difesa della Repubblica.3) ,
Caduta Roma, come tant'altri patriotti, Felice Orsini prese le vie dell'esilio meditando sulle sciagure della Patria, dettando memorie storiche degli avvenimenti cui aveva partecipato, rivolgendo il forte ed irrequieto pensiero a nuove lotte ed a nuove congiure.3)
ENBICO LIBURDI
i) 0. a Giuseppe Gabosai (Nizza, 12-6-1851), in A. M. GBISALBERTI, op. cit p. 120 e tegg.
2) 0. a G. Gabussi (Nizza, 4-5 1851), ivi, p. 117.
3) F, ORSINI, Memorie e documenti intorno al Governo della Repubblica Romana, Nizza, CaÌMon, 1850.