Rassegna storica del Risorgimento
ORSINI FELICE
anno
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1950
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218
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218
Enrico Liburdi
2.
IL GONFALONIERE
DI ASCOLI
Al SUOI CONCITTADINI
Dal dì che mi voleste padre del popolo* aveste diritto all'amor mio.
Oggi avete diritto alla mia stima ed ammirazione, alla stima ed ammirazione di tutti i buoni, e quello ch'è dono beatissimo sulla terra, alla gratitudine della Patria.
La giornata del dì 11 maggio fu gloriosa per voi; è mio debito quindi che io me ne congratuli sinceramente e che divenga orgoglioso di esser capo di questa virtuosa famiglia. Fu lieve il malore che per pochi giorni ha afflitto le mie membra, ma grave l'angoscia che provai nell'animo nel sentire la mia Patria in periglio, impotente ad imbrandire un'arma alla sua difesa ed essere tra le file dei valorosi, non ad esempio che la vera virtù non ha bisogno di sprone, ma a gareggiare con essi di caldo amore di patria.
E poiché, ad onore della intera città, debba affermarsi che tutti in quel giorno, chi col senno, chi colla mano, si adoperarono atta sua salvezza, io non voglio defraudare alcuno di encomio e di gratitudine.
Sia lode intanto all'ottimo Pastore che coi mezzi ispirati da Dio ha procurato di allontanare dal nostro capo le tempeste; lode al Magistrato che validamente provvide alla improvvisa calamità: onore al Comandante ed agli Ufficiali tutti della Nazionale Stanziaria ed ai militi che ne fanno onorevol parte; ai primi per l'attività ed energia nel disporre la truppa ed accorrere con nuove forze ov'era d'uopo di sussidio, ai secondi per lo spirito, alacrità e fermezza nell'eseguire gli ordini, nel-Vessere parati ai pericoli, nel non cercare disagi superiori alle loro forze. Onore e gloria alla Nazionale mobilizzata ed ai suoi Capi che maggiormente ebbero parte alla pugna e con sangue freddo ammirabile rispondendo ai colpi del nemico resero vani i suoi sforzi; onore ai Finanzieri e Carabinieri che con essi gareggiarono in valore. Lode ai cittadini che, mentre dai fianchi ben muniti delle mura si respingeva l'assalto dettero opera e pronta a restaurare i malfermi, e con terrapieni far argine dove la città presentava un lato debole alla resistenza: lode ai generosi che, non chiamati e per età meno atti agli esercizi militari, corsero volontariamente alle armi, parte alle mura per sussidiare a far cuore, parte dentro la città per vegliare al buon ordinai lode ai buoni artigiani che, non trovando un fucile da difender la patria, mostraron pure il desiderio di averne ad uno scopo sì nobile: lode infine, onore ed ammirazione alle spose che, benché trepidanti, non impedirono ai lor mariti di dar di piglio alle armi, lode, onore ed ammirazione alle madri die offri-rono., in quel giorno, alla patria il pegno più- caro delle loro tenerezze. Oh, perchè non mi è dato, o cittadini, stringervi tutti al cuore! Oh, perchè non ho parole che bastino a dirvi gli affetti dell'anima miai Ma Dio vi parli per me, quel Dio, che voi tutti uniti- in tanta altezza di sentire, in tanta nobiltà di azioni correste a ringraziare dopo la vittoria. Voi coronante l'opera vostra colla religione. Egli è dunque che oggi ho l'onore di parlare ad un popolo capace della più nobile delle virtùx l'amor di Patria, ad un popolo atto a ricever l'alito che santifica ogni virtù, l'alilo della religione.
Nel congratularmi dunque con voi come può, un padre verso i suoi figli, vi esorto alla perseveranza, alla calma, alla dignità. Nella gravezza delle circostanze