Rassegna storica del Risorgimento
ORSINI FELICE
anno
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1950
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pagina
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237
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Il Commissariato straordinario di Felice Orsini, ecc. 237
vicende; e noi, oltre alla funesta apprensione dei mali comuni che gravitano su di tutU, abbiamo di più sostenuto in Montalto danni e spaventi tutti nostri, perché diretti contro questa infelice Città in punizione di avere, con poca prudenza, rial* zati li Stemmi Pontifici sulli primi di maggio, dietro la falsa voce che le Truppe Napoletane avevano già occupato Roma: errore che, appena conosciutosi, vi si pose riparo col sollecito, e spontaneo abbassamento detti menzionati Stemmi e col dirigersi inoltre una Deputazione al Preside onde averlo possibilmente più benigno.
Siccome però lo scopo principale dei fautori della passata anarchia era di abbattere la Religione e di arricchire delle altrui sostanze; così eragli opportuna cosa servirsi di qualche pretesto per tutto manomettere. In conseguenza vedemmo subito entro le nostre mura una sfrenata guarnigione di circa 300 Repubblicani peggiori dei diàvoli, giacché bestemmie mai pia udite contro Dio, la Triade, la Vergine, li Santi, i Sagramenti, minacce di morte contro i briganti montaltesi e specialmente contro dei Preti, era ciò che partiva da quelle fetide bocche d'inferno. Imposero multe; designarono persone ad essere arrestate; bruciarono in piazza tutti li Stemmi Pontifici coli'onta di più scandalosi insulti di mille villanie: dicliia-rarono questo luogo in istato di assedio e lo convertirono in piazza d'arme. Fummo prevenuti dell'idea già esternata di soffrire il saccheggio, per lo che si sottrasse quanto più si potette col nascondere sotto terra biancaria, ramerie e dò che più solleticar potea l'avidità di siffatti assassini.
A questa masnada di ossessi si aggiunse infine Varrivo del Preside della Pro* vincia a stabilirsi in questo luogo, siccome posizione riconosciuta vantaggiosa per respingere i tedeschi o alla meno per ottenere una onorevole capitolazione. Di questo orgoglioso e disperato tentativo nessuno di noi poteva darsi pace; né valsero Deputazioni di Cittadini a dissuadere sì audace impresa; che anzi si confermò con apposito consiglio il partito di una vigorosa resistenza. Intanto, oltre alle solite guardie alle porte, si inviarono picchetti di posti avanzati in tutte le strade; si mandarono spedizioni a requisire per i paesi della Provincia generi di ogni sorta, si dovettero qui in paese dagli abitanti forzose contribuzioni in danaro; si vollero scarpe, camicie. Furono intimati ad accorrere quivi in giornata 60 contadini forniti di zappe, vanghe, accette, seghe, pale, ecc. per lavorare delle barricate: si chiese alle Monache di tener pronta una quantità di sfilati per curare i feriti; ai forma-cisti le opportune medicine ecc. A tanto apparato di cose, immaginate quale dovette essere la nostra profonda costernazione di vedere tra poco bombardata, e forse anche distrutta questa infelice Città! Ad opporre forza a forza, non vi erano qui che due soli cannoni e poco più di 700 uomini di ogni arma. Mentre insomma ci consideravamo più prossimi ad inevitabile esterminio, si mosse benigna a nostro soccorso la Divina Misericordia e fece che i buoni Carabinieri in N. di 150, tra cavalleria e fanteria cui si uni una intera Compagnia di Civica Anconetana, si tenessero fermi nel protestare di non volersi battere con i tedeschi. Tale fermezza di risoluzione inaspettata, determinò finalmente il Preside di abbandonare Montalto; ed infatti la notte memoràbile del 13 giugno, scortato da circa 400 dei più furibondi, tra i quali si contavano 12 sicari, mossero tutti verso Force per proseguire il cammino alla volta di Roma, non restandogli aperto altro stradale per la Dominante.
Non erano per anche due ore dacché erano partiti, allorquando da un animato cannoneggiamento apprendemmo esser quello segno evidente di doversi con ciò aprire il passo contro qualche imboscata tesagli dai papalini. Ecco pertanto eccitarsi in tutti fortissimi allarmi sul fondato timore, che obbligati a rinculare occu-