Rassegna storica del Risorgimento

ORSINI FELICE
anno <1950>   pagina <239>
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Il Commissariato straordinario di Felice Orsini, ecc. 239
tuonava dalla Porta S. Pietro. Il combattimento durò tre ore. 1 briganti ripresero le alture cogli avamposti a tiro di fucile dalla città, che tennero costantemente fin la notte e il giorno appresso.
A di 16: I briganti fecero sapere che rivolevano i tré condannati ecc. ed un abboccamento col Gonfaloniere, un prete e Ferretti.1) Partì questa Deputazione esportò da parte delle truppe una proposizione di accomodamento; cioè passaggio Ubero per la montagna fino a Rieti: avrebbero restituito un ostaggio durante il passaggio, ma volevano un altro, cioè Cecchini fino al sicuro; dove avrebbero restituito Cecchini cogli altri due. J briganti risposero volere il totale disarmo dei Corpi Franchi, Vunione con (Essi?) della Finanza e la pronta restituzione degli ostaggi.
Cecchini era disposto a transigere, ma non gli altri, Avutasi appena questa risposta col ritorno della Deputazione gli avamposti dei briganti vicino alle mura attaccarono il fuoco sulle 4 pom. Ci fu altra battuta di circa due ore, ma meno accanita di quella del giorno innanzi. I Comandanti repubblicani fecero cessare il fuoco, perchè inutile. Alla notte vi fu un allarme. Intanto la città era in istato d'assedio. I briganti in tutte le alture circonvicine. Alla sera stessa presero le po­sizioni da tramontana a levante vèrso Porta S. Francesco. Occuparono tutto, il territorio e tagliarono tutte le comunicazioni.
A dì 17: Principiarono a mancare i viveri. Crebbe il rigore militare di stato d'assedio. Frattanto si procurava dai cittadini una conciliazione. Perciò si spedì ad Acquasanta a chiamare Don Romolo Amici che nel venire passò dai briganti e procurò, ma invano, una conciliazione: offrì loro perfino scudi 2000 perchè lascias­sero il passaggio libero alle truppe. Alla venuta qui di D. Romolo si fecero dalle truppe delle proposizioni vantaggiose, non chiedendosi che il libero passaggio per la montagna, e si prometteva la restituzione degli ostaggi. D. Romolo ripartì alla sera, promettendo di ritornare alle 6 della mattina appresso ed assicurando che il tutto si sarebbe conciliato. Nonostante alla sera circa le 9 alcuni avamposti dei briganti che stavano al tiro di fucile dalla Porta S. Francesco, tirarono alcuni colpi a cui fu risposto dalle sentinelle di Porta Piagge e dalle mura castellane situate da quella Porta sulla strada che conduce a S. Francesco. Fu dato Vallarme, battuta la generale, le fucilate seguitarono a scambiarsi da ambe le parti per lo spazio di circa due ore. A mezzanotte tutto era silenzio. Frattanto si vociferava l'approssi­marsi dei tedeschi dalla parte di S. Vittoria e varie erano le voci. Le truppe gene-Talmente mostravano desiderio di transigere piuttosto col tedesco e mai coi volontari pontifici. Regnava fra i diversi Corpi la solila discrepanza di opinioni.
La mattina del 18 dietro pratiche dei cittadini si era stabilito di inviare un messaggio per parte del Municipio in persona del Can.co Teodori,2) con lettera del Municipio stesso, al primo avamposto austriaco viciniore alla linea di confine della provincia ascolana'fennana, quando sulle 11 del mattino arriva un forcese, di professione facchino, il quale porta avviso, che un picchetto austriaco, di circa 40 uomini, con 4 o 6 di cavalleria, stanziavano in un casale situato nel nostro territorio sulla riva dell'Aso al confine di S. Vittoria, e che chiedevano un abbocca' mento con un ufficiale della truppa repubblicana. Fu immediatamente inviato a questo picchetto il Can.co Teodori con la lettera preparata la sera innanzi e con
*) Forse il doit Agostino Ferretti.
2) Il canonico don Gaetano Teodori (1807-1863).