Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI COMUNALI ; FONTI
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Elio Lodolini
II regolamento, quindi, si preoccupava della funzióne giuridica degli archivi; la parte storica era affidata alla buona volontà dei Comuni.
Il Regolamento italiano del 2 ottobre 1911, e più tardi la legge del 22 dicembre 1939, segnarono dunque un'innovazione che sarebbe decisiva se lo Stato avesse vasti mezzi ispettivi e se i Comuni secondo una tradizione che va, purtroppo, estinguendosi fossero orgogliosi dei loro archivi.
Tuttavia, sarebbe già molto se l'obbligo della inventariazione e della trasmissione di copia degli inventari fosse rigorosamente osservato. Viceversa, a trentotto anni di distanza dalla emanazione del regolamento del 1911, sono ancora relativamente pochi i Comuni che hanno ottemperato all'obbligo suddetto, i) E non è a dire che il regolamento sia stato dimenticato o sia caduto in disuso. Non sono mancati difatti richiami da parte dell'Ufficio Centrale Archivi di Stato, 2) che ha ricordato a tutti i Comuni l'obbligo di trasmissione di copia degli inventari.
Inventari, anzi, continuano a giungere all'Archivio di Stato di Roma (il più recente, quello di Acqui, reca la data del giugno 1949), mentre altri Comuni assai pochi, per hi verità dopo aver inviato a suo tempo il proprio inventario, continuano a far pervenire anno per anno l'elenco dei nuovi documenti versati in archivio. 3)
Naturalmente, qui parliamo degli archivi minori: minori perchè appartenenti a piccoli Comuni, non per importanza. Per i grandi Comuni si può stare tranquilli: quello di Roma ha rango e dignità di una soprintendenza; quelli delle maggiori città hanno quasi tutti inventari a stampa (il più recente dei quali mi sembra quello di Torino). *) Comunque, gli archivi dei maggiori Comuni sono troppo noti perchè occorra insistervi; come pure è inutile citare i lavori di Mazza tinti e di altri studiosi.
Altro rilievo da fare, invece, è che il criterio di compilazione degli inventari è assai diverso da Comune a Comune. Alcuni inventari sono particolareggiatissimi* talvolta in più volumi, altri assai meno, fino a quello di un Comune che in un semplice mezzo foglietto ha riportato le sei o sette voci in cui è diviso l'archivio, senza altra notizia.5) Inoltre, alcuni Comuni catalogano i documenti relativi ad un determinato
1) Un elenco in FRANCESCO M. PONZBTTI, Notizie degli Archivi d'Italia ufficialmente trasmesse e raccolte presso VArchìvio del Regno, estr. da Ardavi 1940, n. 2-3.
2) Tedi le circolari 26 maggio e 16 giugno 1906, n. 8900/22 ed 8 novembre 1927, n. 8900: 67/50829. Mentre il presente saggio è in corso di stampa, l'Ufficio Centrale Archivi di Stato ha diramato una nuova, ampia circolare rcgoln-mentatrice sugli Archivi comunali, il 14 aprile 1950.
3) Si tratta naturalmente di documenti modernissimi, che non interessano ai fini della storia del Risorgimento. Cito tuttavia la circostanza suddetta per mettere in rilievo lo zelo di alcuni Comuni, di fronte alla indifferenza di gran parte degli altri.
4) Città di Torino, Inventario degli Atti déWArchivio Comunale dal 1111 al 1848, in 5 voli., Torino, 1935-1938.
Né mancano iniziative regionali, come VInventario del R. Archivio di Stato di Cagliari e notizie delle carte conservate nei più notevoli archivi comunali, vescovili e capitolari della Sardegna, Cagliari, Tip. P. Valdès, 1902.
5) E si è verificato anche il caso di un altro Comune, il quale ha inviato allo Archivio di Stato di Roma il voluminoso inventario dei propri... beni mobili ed immobili elencando minuziosamente edifici e boschi, scrivanie e seggiole, ma senza accennare ad un sol documento di archivio. Più di un Comune, del resto, oltre all'inventario dello archivio ha inviato l'inventario dei beni di proprietà comunale.