Rassegna storica del Risorgimento
MILANO
anno
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1950
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pagina
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281
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SISTEMAZIONE E INCREMENTO DELLE RACCOLTE STORICHE DEL COMUNE DI MILANO
Dall'ottobre del 1949, le Raccolte Storiche della città di Milano hanno sede nella casa di Marco De Marchi, al numero 23 di via Borgonuovo.
Conviene, al riguardo, ricordare brevemente le ultime vicende di un Istituto che sta per toccare il sessantasettesimo anno di vita. Voluto ed ordinato nel 1884 da una apposita Commissione municipale composta da alcuni dei nomi più rappresentativi del Risorgimento lombardo ed italiano, da Gian Alfonso Casati a Cesare Correnti, da Carlo d Adda ad Enrico Guastalla, da Sebastiano De Albertis a Gerolamo Induno, da Giuseppe Missori a Giovanni Visconti Venosta, il Museo del Risorgimento di Milano ebbe dimora per oltre quarantasei te anni - dal 1898 al 1945 nel Castello Sforzesco. Fino al 1898 esso aveva avuto invece una sistemazione provvisoria nel Gran salone dei Giardini pubblici.
Un distacco dunque doloroso dopo quasi un mezzo secolo di permanenza nell'edificio sforzesco, cui si ricollega l'azione svolta da Ludovico Corio, da Carlo Vicenzi, da Ettore Verga e, in modo particolare, da Antonio Monti per un sempre maggiore sviluppo del Museo, ma imposto da esigenze improrogabili.
Già negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, era stata conosciuta la necessità di dare al Museo del Risorgimento ed alle annesse raccolte nell'interesse anche degli altri Istituti del Castello una sede autonoma che consentisse un più ampio respiro alle iniziative in corso e un più razionale ordinamento delle singole collezioni. Una soluzione radicale fu in quell'epoca per molteplici ragioni impossibile. Il problema venne in parte risolto dall'allora Direttore, professore Antonio Monti, accettando l'invito della signora Rosa De Marchi Curioni di sistemare nei locali a terreno della casa di via Borgonuovo i cimeli napoleonici del Museo del Risorgimento e costituire, con opportuni incrementi, il Museo del Regno italico; e facendosi assegnare dall'Amministrazione la Loggia-museo dell'Arengario per collocarvi le raccolte delle guerre 1914-18 e successive. Soluzioni che purtroppo restarono allo stato di progetto per le sopravvenute vicende belliche; i bombardamenti poi del 1943, resero ancora più critico il problema spazio . Il Museo vi perse infatti più dei due terzi dei locali occupati qua e là in Castello.
La fine delle ostilità sorprese l'Istituto in condizioni non certo brillanti; devastati, si è detto, quasi tutti i locali del Castello; rasa praticamente al suolo la casa di via Borgonuovo; non occupabile l'Arengario; danneggiate le raccolte documentarie e museogranche; paralizzata infine ogni attività. Una situazione davvero preoccupante e tale da sconcertare chiunque. L'amministrazione civica impegnata in ben più gravi ed assillanti problemi non poteva offrire che un appoggio morale. In quel periodo le riunioni e le discussioni si successero a ritmo continuo, ma tutte con risultato negativo. A fine giugno, d'improvviso, la notizia che il Commissariato alloggi avrebbe abbandonato la casa del Manzoni risollevò le nostre speranze e suscitò una accanita gara fra gli innumerevoli ricercatori di locali. Trattandosi di un pubblico servizio, le Raccolte storiche ebbero la precedenza.
Ai quindici di luglio i locali di via Morone erano materialmente occupati ed il primo ottobre l'Istituto riprendeva la propria attività. Sistemazione provvidenziale allora, ma pur sempre provvisoria e insufficiente nonostante la liberale ospitalità del Centro nazionale per gli studi manzoniani- a soddisfare le nostre esigenze di spazio