Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1950>   pagina <324>
immagine non disponibile

324
Ersilio Michel
essere gestito dal titolare del Consolato generale austriaco e che nel mano venne dato a reggere a Cesare Usiglio, della patriottica famiglia modenese. *)
Nello stesso mese di marzo giungeva, solo, a Corfù, l'avvocato Federico Quinto, di Corato, in provincia di Bari, gravato di varie accuse: tra le altre di aver tentato di promuovere una sommossa nella citta nativa e di aver fatta resistenza alla forza annata. Assistito dalla moglie Eloisa, energica e coraggiosa, era riuscito a superar seri pericoli e a prendere il largo.2)
Ma poco dopo, prevalendo sempre più la reazione assolutista contro le forze demo­cratiche nei vari Stati della Penisola, gli esuli cominciarono ad arrivare, insieme, a folti gruppi. Il 19 giugno, la città di Ancona, stretta d'assedio, di fronte alle agguerrite truppe austriache comandate dal generale Wimpffen, era costretta a capitolare. Nei giorni seguenti quanti avevano avuto parte nel governo e nella difesa della città cercarono di mettersi in salvo, contro le inevitabili rappresaglie nemiche, imbarcandosi a bordo di bandiera amica, o neutrale, o di piccoli battelli di fortuna. Così, il 20 partivano da Ancona alla volta di Corfù, a bordo della nave da guerra inglese Frolig, il colonnello Livio Zambeccari, che era stato il comandante della difesa della città, durante il blocco, il dottor Giuseppe Camillo Mattioli, preside e prefetto della provincia, il dottor Luigi Chierici, commissario della Repubblica romana, il dottor Luigi Bondoli, di Ravenna, e un certo Erbo, tenente di artiglieria, forse veneziano. H 25 successivo, cioè dopo cinque giorni di viaggio, giungevano in porto. Comunicando a Gaeta la notizia di questo arrivo il console Mosca aggiungeva: ... Dopo la presa di Ancona, questi rifuggiti chiesero la protezione sotto la bandiera britannica e, qui giunti, ebbero pratica senza difficoltà. Si pretende che essi siano forniti di molto danaro.... Effettivamente, almeno i primi tre, non mancavano di mezzi finanziari; e appena scesi a terra, avendo conosciuto lo stato miserevole nel quale versavano altri esuli che li avevano preceduti, erogarono a loro vantaggio i trecento scudi che il Municipio aveva messo a loro disposizione.3)
r) ASF, Esteri. Prot. 2 n. 37; ASL, Gov. di Livorno. Affari riservati, n. 51, docc. vari, marzo 1849.
2) R. COTUGNO, Federico Quinto, in Archivio Pugliese del Risorgimento italiano, a. II, fase. 1, gennaio-marzo 1915, pp. 5657 e Gli avvocati e i rivolgimenti politici in Trani dal 1848 al 1860, Traili, 1917, p. 19. A Corfù il Quinto fu poi raggiunto dalla moglie e da cinque figli, di cui il maggiore aveva 13 anni.
3) ASY, Segr. di Stato. 165. Polizia: Consoli, rapp. del console Corfù 3 luglio 1849, s. n.; F. BERTOLINI, Livio Zambeccari. Cenni biografici, Bologna, 1885, p. 63; G. NA­TALI, Jl potriotta bolognese G. C. Mattioli. Notizie biografiche e bibliografiche. Docu­menti inediti, Bologna, 1931, in Annuario 1929-1930 dell'Istituto Tecnico di Bologna.
Più tardi il Manzoni, che, insieme a 40 profughi, si era in un primo tempo rifu­giato nel territorio della Repubblica di S. Marino, informava l'amico Aurelio Saffi delle sue successive peripezie; Dovendo uscire da S. Marino, gli emigrati, di cui sette rap­presentanti del popolo, chiesero quasi tutti la via di terra, ritenendo facile entrare da Livorno in Piemonte. Giorgetti ed io fummo i soli che domandammo il passaporto per le Isole Ionie, e ciò per due motivi: 1) perché più presto liberi di custodia, 2) perché, giunti una volta a Corfù, si era dove si voleva o, almeno, si preparava la strada per andare dove si voleva. Dissuasi i coUcgbi.... ma invano. Io e Giorgetti siamo stati nel lazzeretto di Ancona fino all' 8 luglio, giorno di passaggio del vapore del Lloyd. L'au­torità pontificia non si incaricò punto di noi e l'austriaca, cui eravamo consegnati, ci trattò con rigore, però con urbanità e con rispetto.,.. Ho trovato a Corfù alcuni nostri colleghi e moltissimi amici.... . MRR, Carte Saffi, B. 355, ina. 22, n. 9, lettera Corra 20 agosto 1851.