Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1950>   pagina <328>
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Ersilio Michel
volle dichiarare la sua professione tentando, ma invano, di spacciarsi per negoziante di mignatte. Benché egli fosse sottoposto ad una contumacia di cinque giorni, essendosi sparsa la notizia del suo arrivo, fu un accorrere frequente di esuli salcntini al Laz­zeretto per aver notizie delle famiglie, degli amici e delle cose della provincia. Agli Ita­liani, nel gareggiare in cortesie, si aggiunsero i nativi dell'Isola, per le ottime refe­renze che poterono dare sul conto del nuovo venuto i fratelli Baldari e il dottor Alexachi: quest'ultimo si rese garante per lui presso le autorità locali. *)
Passavano i giorni e la situazione dei fuggiaschi giunti da Ancona non ammessi ad entrare in città, rimaneva quanto mai precaria: solo pochi altri riuscivano con grande stento a trovare persona del luogo che rispondesse della loro condotta e dei loro mezzi di sussistenza. Cosi i rimasti, che dovevano ascendere ancora a un centi­naio, continuavano a dimorare nel Lazzaretto, ove dormivano sulla nuda terra, senza nemmeno un po' di paglia e campavano con la sola razione dei condannati, otto soldi al giorno, che veniva loro somministrata dalle autorità locali. Informato di questo stato di cose, il Governo toscano, cui il proprio console aveva fatto credere, o almeno dubitare, che tra i medesimi si trovassero molti sudditi granducali, giudicò necessa­rio ce interporre premurosi offici diplomatici... per ottenere che senza le cautele accen­nate... e cioè senza alcuna restrizione, i fuorusciti potessero, come per 1* addietro, essere accolti nel territorio ionio, dove si erano diretti con la fiducia di esservi liberamente ricevuti. Ma Sir George Baillie Hamilton, ministro britannico a Firenze, rispondeva sollecitamente al Duca di Casigliano, ministro degli Esteri, che la domanda non poteva esser presa in considerazione, perché contraria a ordini e disposizioni tassative di carat­tere generale.2)
Il 5 agosto entrava nel porto di Corfù un altro brigantino pontificio denominato Pio IX e comandato dal capitano Augusto Osmani, con a bordo 141 Polacchi, fuggiti da Roma dopo la capitolazione della città, alla testa dei quali era il generale di bri­gata de Milbitz, più 14 Italiani che avevano ugualmente preso parte alla strenua di­fesa della città contro i Francesi. Eran precisamente Luigi Salvigni, Pietro Mazzi, An­giolo Vitalini, Luigi Cicaldi, Ladislao Salesi, Giuseppe Cosma, Nicola Mazzucchetti, Leopoldo Verlichi, Antonio Bottari, Carlo Cassola, Achille Paggi, Luigi Longhi, Fi­lippo e Giacinto Bruzzesi.3) Rimettendo questa nota al cardinal Antonelli, a Gaeta, il console Mosca aggiungeva:
*) S. PAKAREO, Giovarmi Circotone e la emigrazione politica salentina in Corfà, in Rivista Storica Salentina, a. XII, 1920, p. 8 (dell'estratto).
2) ASF, Ministero Interni, a. 1849, n. 446, rapp. del Console, Corfù 21 luglio e Memoria pel ministro degli Affari Esteri, Firenze 28 dello stesso mese; ROL, Foreign Office. 170, Tuscany, n. 49, lett. del duca di Casigliano all'Hamilton, Firenze 6 agosto, e risposta dell'Hamilton, del giorno successivo.
Nel suo rapporto il Console riferiva, tra le altre notìzie, che ai profughi partiti alla volta di Patrasso il Governo ionio aveva somministrato i viveri per otto giorni e che nel Lazzaretto v'erano circa 20 Ungheresi e Polacchi che il governo stesso si propo­neva di far proseguire a sue spese alla volta di Costantinopoli. In questo tempo fun­geva da console toscano a Corfù il cav. Nicola Mosca, ch'era già da un po' di tempo con­sole pontificio e sardo*
3) Su Giacinto Bruzzesi, divenuto poi colonnello garibaldino, cfr. le di lui Me­morie pubblicate dal figlio Giunio: Dal Volturno ad Aspromonte, Milano, A. De Mohr, 1907; e sul Cassola, poi esulo nella Svizzera, E. POMETTA, Pagine di storia ticinese nel periodo eroico, Modena, 1943, passim.