Rassegna storica del Risorgimento
EMIGRAZIONE POLITICA
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Ersilio Michel
reazione faceva ritorno nella Grecia ospitale, Bortolo Ghesa, lombardo compromesso col Governo austriaco, il quale passava successivamente a Malta, Eugenio.De Rìso ricercato dalla polizia borbonica ecc. 0
Mentre continuavano ancora questi arrivi, collettivi, o individuali, come trascorrevano la vita i profughi che avevano ottenuto la facoltà di dimorare in territorio ionio e che salivano ormai a più di un centinaio ? Trattandosi di tante persone, non è facile rispondere esaurientemente a questa domanda; ma si può dire in generale che grama e misera scorreva la vita dei poveri esuli. Quelli di condizione più elevata, che appartenevano cioè alla classe media o borghese, erano per la maggior parte* avvocati, o medici, o professionisti e non avevano alcuna speranza di trovare un'occupazione, in terra di esilio, per sottrarsi all'ozio; né mancavano di quelli che, per insufficienza o asso-Luto difetto di un assegno da parte della famiglia, languivano addirittura nella miseria. Più infelici ancora erano le condizioni dei profughi che appartenevano alla classe più umile dei lavoratori, degli operai, dei braccianti: scarse erano le risorse economiche delle Sette Isole, la sovrabbondanza della mano d'opera locale rendeva inutile quella straniera. Inoltre, in quel primo periodo di agglomeramene dopo i rovesci patiti, la massa dell'emigrazione si trovava in uno stato caotico. Mancava allora una vera e propria organizzazione, non era stata ancora creata una cassa di mutua assistenza, sicché ognuno era, per cosi dire, abbandonato a se stesso. Non può quindi recare maraviglia che, più presto o più tardi, non pochi di questi esuli, provveduti di un mezzo di trasporto da parte delle autorità locali, trasmigrassero in altri paesi vicini, in Grecia, nella Dalmazia, in Turchia.
Alcuni fermamente decisi a rimanere per non allontanarsi troppo dall'Italia e dalla famiglia, da cui speravano aiuti, ricorsero a tutti gli espedienti per procurarsi i mezzi necessari a campare la vita. Cosi Pietro Veroli si decise ad aprire una scuola e a dare lezioni di italiano agli ufficiali inglesi; Luigi Mercantali, mettendo a profitto la sua facile vena di poeta, scrisse e pubblicò un primo sonetto che vendette per pochi soldi, sufficienti però a vivere per qualche giorno; poi fece stampare altri versi che incontrarono pieno gradimento, ma fu costretto dalla miseria a cedere ad un tipografo speculatore la proprietà dei suoi componimenti al prezzo di cinque lire ciascuno. Con questi guadagni ben meschini andò innanzi, si può dire, giorno per giorno, finché non potè aprire anche lui una piccola scuola di lingua e letteratura italiana. Anacleto Grippa, stretto al Mcrcantini dai vincoli di una fraterna amicizia, dava, nello stesso tempo, lezioni di scherma: entrambi, poi, si affaccendavano, specialmente di sera, a copiare documenti legali ed altri scritti che venivano loro affidati, in segno di stima e di simpatia, da alcuni notabili cittadini.2)
Vari tra i refugiati che non avevano bisogno di procurarsi quotidianamente gli alimenti a mantenersi in vita, cercarono in ogni modo di vincere la noia delle lunghe giornate inoperose, interessandosi alle cose locali, applicandosi allo studio delle lingue straniere, particolarmente di quella inglese, frequentando il Gabinetto di lettura, che, come si sa, era stato fondato, più di vent'anni prima, da un esule italiano, Vin-
" G. SANTINI, Diario dell'assedio e detta difesa di Ancona nel 1849, Aquila, Vecchioni, 1925 (per il Sai tara); P. ROSSETTI, Iseo e il suo lago, p. 40 (per il Ghesa); A. CAIANI, II Parlamento del Regno d'Italia, Milano, 1860, p. 1154 (per il De Riso).
f) F. F. CARLONI, Italiani all'estero, Città di Castello, voi. II, p. 349; S. TOPI, L. Mercantini, cit.; A. CIUCCA, Le Memorie di un veterano, cit., p. 114.