Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1950>   pagina <332>
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Ersilio Michel
comandante generale dell'artiglieria, ! contrammiragli Leone Graziani e Agostino Mi-lonopulo, i colonnèlli Girolamo UHoa, Francesco Mattcì, Enrico Cosenz, Alessandro Marcello, Giovanni Milani, i capitani di corvetta Francesco Baldisserotto e Annibale Viscovich, i tenenti colonnelli Giuseppe Sirtori, Giuseppe Marchesi e Giuseppe Zam­boni, i maggiori Riccardo Acton e Eugenio Caimi, il giornalista Cesare Levi, ecc. La totale circa 35 profughi che rappresentavano, per così dire, lo Stato Maggiore del go­verno e della difesa dell'eroica città.
H giorno successivo, comunicando l'arrivo di questi profughi veneziani ai go­verni di Torino, di Roma, e di Firenze, il console Mosca aggiungeva: ... Non si conosce ancora quali disposizioni darà il Governo ionio a loro riguardo, vale a dire se saranno o no ricevuti, giacché pel momento sono stati assoggettati a contumacia, stante l'esi­stenza del colera in Venezia.... Ma poco più tardi Io stesso Console poteva trasmettere più precise notizie:
In seguito ad istanza del Console francese per liberare il bastimento, il lord Alto Commissario permise al Manin, al Pepe e agli altri fuorusciti di Venezia di passare al Lazzeretto per ivi scontare il periodo contumaciale, stabilito per gli arrivi da quella città e poscia dimorare nelle Isole Ionie, se vogliono; ma che però questa concessione speciale non dovrà servire d'esempio agli altri che saranno per giungere da Venezia e da qualunque altro luogo, avendo il Governo decisamente stabilito di respingerli senz'altro, e ciò perché si ebbe la nuova che diversi altri bastimenti erano pronti in quella città a partire carichi di profughi per quest'Isola... *)
Infatti, il 1 di settembre, dopo aver preso congedo dal comandante della nave francese, cui, a nome di tutti, il Tommaseo espresse* in iscritto, la più viva gratitudine per il nobile gesto compiuto e per il generoso trattamento che avevano ricevuto a bordo,2 gli esuli scendevano a terra, e attraverso un angusto viottolo, venivano con­dotti al Lazzaretto. La prima impressione della citta fu delle più penose, mala tristezza si faceva molto maggiore sino a divenire talvolta vera ossessione, quando cominciò il periodo della quarantena. Alloggiati in androni soffocanti, i poveri reclusi dovevano passar la notte, e gran parte del giorno, sdraiati sopra poveri letticciuoli composti di due assi molto strette e miseramente coperti da due mantelli. Qualche visita di Ve­neziani residenti nell'Isola, qualche po' di lettura stanca e svogliata, qualche occupa­zione materiale per i preparativi della colazione e del pranzo, che si facevano divisi in due ignobili gavette, senza tovaglia, senza salviette, senza piatti di ricambio e in mezzo al sudiciume: questa la vita misera, malinconica, penosa del Lazzaretto. In tanto ab­bandono ed in tanto squallore molto gradite, come è facile immaginare, riuscivano le visite di persone amiche. HI0 settembre si recavano a salutare i poveri reclusi il cano­nico Savelli il Mattioli e lo Zambeccari; il giorno seguente vari corfioti devoti e affezio­nati alla causa italiana, e tra gli altri, Gio. Batta Scarpa, un veneziano d'origine,
') AST, Con, a Cor/a, a. 1849; ACC, Cons. di Sardegna, a. 1849, rapp. Corfù 31 agosto; ASF, Esteri. Carteggio coi Consoli, F. 2547, rapp. di pari data e altro 6 set­tembre; ASV, Segr. di Stato, 165. Polizia: Consoli, n. 11212 e 11338, rapp. di pari data ed altro successivo, dell'11 settembre.; SAW, Esteri. Corfu, a. 1849, rapp. del Console 5 settembre, n. 24. Ved. anche il giornale La Concordia, a. II, n. 216, Torino 7 settem­bre 1849 e F. RocGHEGum, GVItali ani in Grecia, cit., pp. 163176.
*) Cfir. N. TOMMASEO, // secondo esilio. Scrìtti concernenti le cose tVItalia e d'Europa dal 1849 in poi, Milano, F. Sanvito, 1862, voi. 1, pp. 12,