Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1950>   pagina <349>
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Esuli italiani nelle Isole Ionie (1849) 349
stolte vedere lo spoglio di tutti i miei oggetti di casa e di bottega, operato per trascuratezza e cattiveria del procuratore lasciato, non esatto un obolo dei miei crediti, e per conseguenza aumentali i miei debiti, e per di più, presi ed assiepati i villaggi, che in altro tempo fre­quentavo, da medici di ogni sorta, tutti di malafede e a me contrari... *)
Forse insieme al Savelli o, comunque, poco dopo giungeva a Corfù Giovita Laz-zarini, che aveva avuto parte importante nel governo della Repubblica Romana, ma doveva trattenersi breve tempo nell'isola, forse quello, strettamente necessario, per attendere un vapore che lo riconducesse a Malta e di lì a Marsiglia.2) Ma i più degli esuli, quali prima, quali dopo, giungevano dalla penisola salentina: tra gli altri. Pa­squale Menelao, di Molfetta, Bonaventura Mazzarella, di Gallipoli, Alessandro Fino, di Monteroni, Annibale d'Ambrosio, Angelo Mordini ecc. ecc. Ma ve n'erano anche della; provincia di Bari come il marchese Ottavio Tupputi, di Foggia, della Basilicata (come Salvatore Basile, di Canccllura), e della stessa capitale del Regno: tra questi ultimi il sacerdote Raffaello Salerno.3) A sollevare lo spirito dei profughi salentiui contri­buiva la loro corrispondenza coi parenti e cogli amici. Ma, purtroppo, assai spesso le lettere affidate al corriere postale venivano aperte dalla polizia di Brindisi e talvolta anche sequestrate,, sicché gli esuli si guardavano bene dall'intrattenersi di cose politiche e altrettanto facevano quelli che dalla provincia scrivevano ai loro cari. Per altro, ad evitare tale inconveniente, supplivano vari commercianti e padroni di barche che esercitavano il traffico tra le Isole Ionie e la costa pugliese: approdando a Brindisi, a San Cataldo, a Otranto, a Castro, a Gallipoli, non si ricusavano di recapitare alle fami­glie lettere di delicato argomento ed anche pacchi e cesti con i prodotti isolani e, in cambio, corrispondenza e roba da consegnare agli esuli e fuggiaschi.
Valendosi sicuramente di questo mezzo di corrispondenza clandestina, Giovanni Circolone riceveva notizie dello svolgimento della causa politica intentata contro di lui e vari suoi concittadini, ed anche dell' amministrazione del patrimonio familiare. Nello stesso tempo spiegava, in lettere agli amici, le ragioni della sua condotta negli --ultimi fatti politici e rivelava nobili e generosi sentimenti. U1 novembre, così scriveva ai fratelli Luigi e Gaspare Villani:
... Io ben conosceva che l'uomo d'onore verrebbe sempre perseguitato, per cui mi ero chiuso tra le pareli della mia casa a menare una vita di misantropo. Se venni in campo, lo feci non per ambizione, ma pel bene della patria e per la conservazione dell'ordine. Non me ne trovo pentito, anzi giuro che tornerei a fare sempre lo stesso in circostanze consonili. Per evitare una guerra civile, condiscesi, contro mia volontà, a non impedire alcune buffonate... Ecco il mio delitto capitale! Non entro ad esaminare nella questione politica dalla parte di chi fu il torto; gli uomini onesti riconosceranno la mia innocenza e cercheranno di difendermi e sostenermi nelle circostanze di sentirmi villanamente attac­cato da qualche anima nera. Questo solo mi basta a consolarmi nella terra d'esilio. Bisogna covrire questo punto con un nero velo inpenetrabile; mentre io per non pensarci, e perché così credo di mio dovere, non ho condisceso alle premure dei miei che mi richie-
;i) MRR, Carte Fabrizi, B. 514, ina. 33, n. 4, lett. Corfù 14 giugno 1850.
2) A.. MAMBEELI. I Forlivesi nel Risorgimento italiano, Forlì, Stab. tip. Rosetti,
1986, p. 142.
3) E. CASANOVA, Catalogo della Mostra del Risorgimento italiano nelle provinole meridionali* Napoli, 1911, u. 149: Notamente degli emigrati regi sudditi che presen­temente si trovano a Corfù; E. DE GUBEHNATIS, Memorie italiane nelle Isole Ionie, eliti, p. 93; E. DE CABLO, Albori e fiamme di libertà nel Leccese.,., p. 97.