Rassegna storica del Risorgimento
BORSIERI PIETRO ; PORRO LAMBERTENGHI LUIGI
anno
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1950
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pagina
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353
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LETTERE DI LUIGI PORRO LAMBERTENGHI A PIETRO BORSIERI
Luigi Porro Lambertenghi non ha, nella storia del nostro Risorgimento, la notorietà di col pure lo farebbero meritevole i servigi da Itti resi alla eausa dell'indi pendenza nazionale: nessuno inlatti ha sinora pensato a scriverne la bio* grafia, e la maggiore fonte di informazioni su di lui rimangono le poche pagine dedicategli dal Vannucci nel primo volume dei Martiri della libertà italiana. Pressoché inedito è del pari il suo copioso epistolario, che poche decine di lettere complessivamente hanno pubblicato il Lupo Gentile,1) il Giulini,2)ed il Galla-vresi.3)
Nato a Como nel 1780, egli compi i suoi studi al collegio Longoni di Milano ed al dementino di Roma e poco più che ventenne entrò nella vita politica, nominato deputato ai Comizi di Lione del 1802. Fece quindi parte del Corpo legislativo cosi della Repubblica italiana come del Regno italico sino a che tale assemblea venne disciolta nel 1807 per essersi rifiutata di approvare la legge sul registro, reputata dannosa agli interessi del paese: e di tale gesto di cosciente ribellione alle imposizioni napoleoniche fu precipuo artefice il Nostro, relatore del disegno di legge. Non cadde peraltro il Porro in disgrazia dei dominatori oltramontani, die, anzi, poco appresso egli fu creato conte dell'Impero, tardo risarcimento del titolo marchionale perduto dalla sua gente nella democratizzazione giacobina. Onori, la contea e il cavalierato della Corona di ferro, che non lusingarono comunque il Porro, il quale, nei turbinosi eventi del 1814, aderì al partito degli Italici puri e fu dalla municipalità milanese inviato al quartier generale austriaco in Verona con una missione diplomatica simile a quella che condusse il barone Trechi a Genova presso il comandante delle truppe britanniche in Italia, Lord Bentinck: significare agli alleati la repugnanza dei Lombardi ad una monarchia straniera sotto lo scettro di Eugenio di Bcuharnais e chiederne l'appoggio per mia soluzione schiettamente nazionale. Ma come potè immediata* mente rendersi conto che tali propositi di indipendenza non erano condivisi dai vincitori di Napoleone, si diede a caldeggiare il progetto di un Regno dell'Italia settentrionale, comprendente Lombardia, Piemonte e Liguria, da affidarsi ad un Arciduca d'Austria-Esle. Invece, come è noto, fu l'annessione pura e semplice all'Austria, sotto la lustra d'un Regno lombardo-veneto; e da quel momento il Porro fu decisamente antiaustriaco. Convinto che il popolo non era ancóra maturo per difendere con le armi i propri diritti alla libertà, comprese che era obbligo preciso delle classi dirigenti di educarlo, e a questo intento egli profuse, per sei anni, le doti del suo ingegno e gran parte del suo cospicuo patrimonio. Fautore convinto delle scuole lan casieri anc di mutuo insegnamento, ne fondò e ne finanziò una nella propria stessa abitazione ed appoggiò ogni iniziativa rivolta ad introdurre in Lombardia quelle scoperte scientifiche che, elevando il tono della vita civile,
) M. LUPO GENTILE, L'esìlio del conte L. P. L., in Italia, Carrara, marzo 1913.
*) C. Gru UNI, Una voce dall'esilio: dal carteggio inedito di L. P. ,., in La Lombardia nel Risorgimento italiano, Milano, dicembre 1921-marzo 1922.
s) G. GALLAVRESI, Lettere del conte L. P. ad amici stranieri, in II Risorgimento italiano, Torino, giugno-agosto 1909.