Rassegna storica del Risorgimento
BORSIERI PIETRO ; PORRO LAMBERTENGHI LUIGI
anno
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1950
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Renzo U. Montini
potessero ad un tempo favorire la pubblica prosperità: in società con Federico Gonfalonieri, con il Visconti d'Aragona ed altri fece costruire il primo battello a vapore YEridano che navigasse il Po per sviluppare lo relazioni commerciali tra Milano e Venezia; introdusse in Lombardia la filatura a vapore e l'ili u-minazione a gas; appoggiò la progettata costruzione di un grande edificio che contenesse un bazar, un ateneo, un albergo diurno e caffè e gabinetti di lettura; pensò alla costituzione di una stabile compagnia comica: iniziative tutte seguite con sospetto e sovente ostacolate dall'Autorità absburgica. Ma la sua gloria maggiore fu quella di aver fondato e diretto il Conciliatore, il mirabile foglio azzurro nel quale si combatterono le prime battaglie del romanticismo e del liberalcsimo d'Italia. Attorno al Porro si strinsero il Pellico che in casa Porro era in quegli anni precettore dei due minori figli del conte, Giulio e Giacomo , Pietro Borsieri, Giuseppe Pecchio, Ermes Visconti, Lodovico di Breme, Giovanni Bcrchct, Giovanni Rasori, Gian Domenico Roma gnosi, ed i loro sforzi congiunti diedero vita al famoso periodico, la cui importanza spirituale il Nostro mostrò di comprendere appieno, se ad esso consacrò ogni migliore energia: e di quei mesi di battaglia sono vivi gli echi in talune delle lettere che qui appresso si pubblicano.
Ucciso il Conciliatore dalla Polizia austriaca, il conte Porro si gettò ancóra più audacemente nella lotta contro l'oppressore, e fu carbonaro e federato; largo di aiuti d'ogni genere al suo Pellico, allorché questi fu tratto in arresto nel marzo del 1820; e rimase sulla breccia sino all'aprile del 1821, quando, avvertito da uno sconosciuto che era pronto il mandato di cattura anche contro di lui, riusci con fuga romanzesca a varcare il Ticino e a porsi in salvo su territorio sardo. Inutile vendetta absburgica, la condanna a morte in contumacia, pronunziata ed eseguita in effigie nel 1822, e la. confisca dei beni, nonché la richiesta di estradizione nei suoi confronti avanzata al Governo della Svizzera, dov'egli si .era rifugiato dopo aver veduto mclanconicamente .tramontare a Novara le speranze dei costituzionali piemontesi. Da Ginevra passò allora a Londra, e quindi a Nottingham, in fraterno sodalizio con Santorre di Santarosa, che seguì a sua volta in Grecia. Vi si era recato per portare agli insorti gli aiuti raccolti dal Comitato filelleno di Londra, ma vi si trattenne anche dopo avere assolto la propria missione, e fu successivamente addetto al ministero degli csteti del Governo provvisorio, Governatore di Atene e intendente generale dell'esercito. Due anni e mezzo di attività indefessa e preziosa, e poi un tifo che lo condusse all'orlo della tomba: solo allora (estate 1827) si credette autorizzato a lasciare la Grecia e si ritirò a Marsiglia, dove tra-scorse salvo un nuovo, breve soggiorno a Londra ben tredici anni, sino all'indulto del 1840 che gli riaperse le porte della Lombardia: tredici anni di vita marsigliese, nobilmente trascorsi in ristrettezze finanziarie, perché non solo nulla aveva guadagnalo dagli importanti incarichi ricoperti in Grecia, ma alla causa della libertà ellenica aveva fatto dono quasi completo di quelle poche somme che era riuscito a sottrarre alla confisca absburgica.
Nel 1840 rientrò a Milano, nello fiduciosa attesa di giorni migliori che valessero a rinverdire i sogni generosi del Ventuno, onde non. è da stupirsi se nel 1848, per quanto ormai settantenne, si ponesse immediatamente a disposizione del Governo provvisorio, il quale lo mandò come proprio rappresentante in Francia; ritornatone dopo breve tempo, fece parte del Comitato di pubblica sicurezza. Cusloza, armistizio Salasco, seconda Novara: nuova, acerbissima delusione; ma era destinato che Luigi Porro vedesse realizzate le giovanili speranze prima di morire, perché egli si