Rassegna storica del Risorgimento
ROSSI PELLEGRINO
anno
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1950
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Renato Mori
e l'argomento col quale questo desiderio è presentato come un dovere sono ineccepibili e, anziché a disdoro, tornano, sotto un certo aspetto, ad onore dell'illustre Carrarese che alle inclinazioni e ai sentimenti personali mostrava di preporre il rispetto e il dovere verso la patria al di sopra di ogni mutamento politico.
E ovvia, invece, l'osservazione del Biggini. che senza il rifiuto del governo repubblicano 1 Bossi sarebbe rimasto ambasciatore francese, non sarebbe ritornato l'italiano del 1815, non avrebbe vissuto le lotte per il Risorgimento italiano *). A proposito della quale osservazione è da rilevare, a parte qualsiasi considerazione sul cri-torno all'italiano del 1815, che il Rossi, pur nutrendo simpatia per il movimento italiano, era un cittadino francese legato, oltre che da forti interessi personali, da un senso di riconoscenza alla patria adottiva e che quindi il desiderio di continuare a servirla era giustificabile ed onorevole.
Quando il Rossi scriveva al l>amartine, a Parigi era già stata decretata la sua rimozione dell'ambasciata di Francia a Roma,2) pure egli continuò a considerarsi cittadino francese anche se salutò con commozione la partenza del figlio Odo ardo volontario per la guerra nazionale. La lettera al fratello Carlo con la quale rinunziava alla candidatura a deputato al parlamento toscano, rivela in modo inoppugnabile questa intima convinzione del Rossi.
Posso io sedere, egli scriveva, al Parlamento toscano oggi improvvisamente?... Io fui ascritto alla cittadinanza francese per legge solenne del Re e delle Camere. Sai che Francia mi fece professore, membro dell'Istituto, del Consiglio Regio dell'Istruzione Pub-blica, Pari, Ambasciatore. Legalmente io non ho nel Granducato né possesso né domicilio. Mi si può dire: Voi siete francese: non faceste gli atti opportuni a ricuperare i'antica vostra qualità di modenese, non avete le condizioni richieste ali1 eleggibile.
Non lo diranno, ma se lo dicono ?
So non essere cosa biasimevole ricuperare la naturale cittadinanza, ritornare alla Patria di chi ti die vita e di cui non fuggisti che la servitù. Ove pure mi risolvessi a si gran passo, non sarebbe debito mio incominciare dallo scrivere in Francia per ringraziare e spogliarmi dei titoli ed uffici che ancor vi posseggo {cattedra, istituto) e che non possono appartenere che ad un francese ? 3)
È evidente che il rifiuto del Rossi alla candidatura era dettato dalla speranza di .conservare gli alti incarichi francesi, speranza che era alimentata dal nuovo ministro dell'Istruzione Pubblica, M. Carnot, il quale gli faceva notificare il suo intendimento di conservargli la cattedra di diritto costituzionale. *) Ben presto, però, sotto la pressione della stampa radicale, il ministro Carnot era costretto a venir meno alle sue promesse e ad emettere, in data 15 giugno 1848, fl. decreto che dichiarava la vacanza della cattedra di diritto costituzionale. 5)
Veniva così bruscamente spezzato l'ultimo legame che univa il Rossi alla patria adottiva e venivano meno quei motivi e quelle preoccupazioni che lo avevano trattenuto dal prendere attiva parte alla vita politica italiana alla quale era
1) C. A. BIGGINI, op. cit., p. 68.
2> L. LEDEnMANN, op cit., p. 157.
3) U testo completo della lettera è riportato in appendice*
*) Cfr. COÌ.M ET DAAGE, Af. Rosai à l* Ecole de droit, nei Comptes Rendus des séan-ces et travaux de VAcadémie dea Sciences Morale et Poliliques, Paris, 1886, nouv. serie, t. 26,1886, p. 123.
) L. LEDERJUAJSN, op. cit., p. 156.