Rassegna storica del Risorgimento
ROSSI PELLEGRINO
anno
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1950
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pagina
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379
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Pellegrino Rossi deputato al Consìglio Generale di Toscana 379
lo coscienza, ma rifiutiamo quella profonda convinzione del bene per cui l'uomo riceve dall'umanità le sue pia sante, le-sue più generose ispirazioni! Dopo aver giudicato cosi severamente il passato politico del Rossi, l'articolista, forse Enrico Montazio, si astiene da un giudizio che involga il futuro operato del carrarese e conclude: Noi, perdi crediamo neWuomo ad un'ora di pentimento e che l'esperienza e le ingiurie detta fortuna possano strappare il velo dette illusioni, ribattezzare un1 anima, toglierla al male per fortificarla nel bene. Se il Rossi si pone una mano sul cuore e si sente purificato ed intende quale è oggi la missione di un vero cittadino italiano in un parlamento italiano noi saremo lieti se con l'avvenire egli potrà espiare il passato. l)
Pochi giorni dopo il Popolano in. un articolo dal significativo titolo.: Scandali elettorali, tornava di nuovo a censurare l'elezione del Rossi. Ma come dissimulare, scrìveva, la dolorosa sorpresa cagionataci dalle elezioni di Massa e Carrara ? Come ricusare di vedere in esse l'influenza di un partito retrogrado, nemico della patria, alleato per principi, per obblighi atta iniqua stirpe degli oppressori ?... Come non esclamar contro Carrara che ha voluto fare il regalo alla nostra Assemblea di un discepolo di Guizot, dell'oppositore sistematico del risorgimento d'Italia, del cortigiano di Luigi Filippo, del Rinnegato italiano. Pellegrino Rossi ?-)
Contro quéste ingiuriose e, in gran parte gratuite, accuse della stampa di sinistra non sorse a difesa del Rossi nessun giornale moderato toscano e la sua elezione a deputato di Carraia al Consiglio Generale toscano incontrò scarsa simpatia nei circoli politici di Firenze, ove pure il Carrarese godeva di influenti amicizie come jiieìla del Capponi e quella del Salvagnoli. S) Fu forse la coscienza di questo alone di impopolarità che lo circondava e il desiderio di dissiparlo che indussero allora il Rossi a pubblicare a Firenze quelle famose Lettere di un dilettante di politica che appaiono improntate a vivo sentimento d'italianità e che sarebbero state eloquente risposta alle accuse degli avversari.
Comunque, le basse ingiurie della stampa toscana dovettero colpire profondamente l'orgoglio del Rossi che, forse, sentiva il ruolo affidatogli nella modesta scena del parlamento toscano troppo piccolo per il suo ingegno e per la sua ambizione. Perciò, quando ai primi di settembre Pio IX lo invitò a far parte del governo romano, il Bossi trovò buona occasione per liberarsi del poco ambito mandato parlamentare e della decisione dava notizia al Salvagnoli il 10 settembre esponendo con una certa durezza i motivi della rinuncia alla carica di deputato toscano.
Io ero risoluto, scriveva, e sono di rimpatriare. Le sventure dell'Italia non mi fanno mutare avviso, anzi mi confermano nel mio proposito. Ma non sono meno risoluto a non voler essere suddito modenese e non volere abitare terra dominata da baionette austriache.
i) Il Popolano, Firenze, 26 luglio 1848, n. 70. In senso analogo si esprimeva 12 Lampione di Firenze del 26 luglio 1848, n. 12.
2) Il Popolano, Firenze, 1 agosto 1848, n. 74.
La nomina del Rossi fu convalidata nella tornata del Consiglio Generale di Toscana del 3 agosto 1848. L'Alba di Firenze ne dà annuncio il giorno seguente senza alcun commento.
a) Col Capponi il Rossi era unito da vecchia amicizia e con esso, specie nei primi anni di soggiorno ginevrino, il Rossi tenne corrispondenza alquanto frequento* Il carteggio del Rossi col Capponi è conservato alla Biblioteca Nazionale di Firenze, e stampato nelle Lettere di Gino Capponi e di altri a lui, Firenze, Le Mounier, 1882-90, voi. I, II e V.