Rassegna storica del Risorgimento
ROSSI PELLEGRINO
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1950
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pagina
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380
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Renalo Mori
Lasciai per questo VItalia, trenta anni /a, mi feci fuoriuscito; alla mia età non si ricomincia questo giaco, io voglio ridivenire italiano, non fuoruscito.
Ecco le ragioni del mio esitare. L'accessione di Carrara alla Toscana era un fatto troppo dubbioso dopo i disastri lombardi. Pia lardi le pazzie di Livorno mi facevano nascere U sospetto di una occupazione straniera, forse austriaca.
Il Papa ha troncato ogni mio dubbio. Sua Santità ha degnato chiedermi per la seconda volta l'opera mia per la formazione di un Ministero. Ho dunque aderito ai desideri di Sua Santità. Resto italiano ma a Roma.
In questa lettera l'incarico affidatogli dai concittadini appare tanto poco gradito al Rossi quanto prima aveva mostrato di esserne lusingato. Può darsi che il Rossi sia rimasto disgustato dalle dure accoglienze della stampa toscana, ma il vero motivo che lo indusse a rinunciare alla carica di deputato di Carrara, fu la sua nomina a ministro a Roma che gli altri argomenti da lui addotti sono speciosi e inconsistenti. Era facile, infatti, osservare al Rossi che accettando il mandato parlamentate affidatogli, egli non avrebbe riacquistato la disprezzata cittadinanza modenese e che la minaccia di una occupazione austriaca di Carrara contro la quale, del resto, c'era una specie di garanzia internazionale, 2) non implicava la sua soggezione agli Estensi perchè il centro della sua attività politica sarebbe stato necessariamente Firenze.
Quanto, poi, all'occupazione austriaca di tutta la Toscana il pericolo non era maggiore di quello di una occupazione degli Stati della Chiesa.
L'unico motivo della rinuncia era, ripeto, la nomina a Ministro, e del resto lo stesso Rossi dichiarò apertamente al Ministro toscano a Roma, Bargagli, che egli si riteneva anzitutto un Toscano e che gli rincresceva non poter esplicare il mandato attribuitogli dai concittadini per la gravosa carica affidatagli da Fio IX. 3)
Comunque, fino a che la composizione del Ministero non fu varata, il Rossi non si decise a presentare formale rinuncia alla carica di deputato toscano; poi, alla vigilia dell'annuncio della formazione del nuovo Ministero, egli inviò al Delegato toscano a Massa e Carrara la lettera di rinuncia al mandato parlamentare che è pubblicata hi appendice.
Aveva, così, termine l'incarico politico affidato al Rossi in Toscana e forse con esso si chiudeva, prima ancora che avesse pubbliche manifestazioni, un nuovo indirizzo politico del Rossi che, pur non allontanandosi dal criterio del juste milieu, si prometteva ispirato ad un atteggiamento a favore della causa nazionale più deciso non solo di quello seguito precedentemente ma anche di quello che seguirà a Roma come ministro di Pio IX. Basta confrontare l'aperta dichiarazione d'amore per l'indipendenza italiana nella lettera ai Carraresi con l'ostinato rifiuto ad accennare al problema dell'indipendenza nel progetto di lega italiana, che il Rossi preparò in contrapposizione a quello
M La lettera è riportata da V. SALVAGNOLI. Della Indipendenza d'Italia, discorso Le Monnicr, Firenze, 1859, ed. 11, p. 89. Riportata in francese dal LEDEHMANN, op. ciL, doc. LXXII, pp. 346-7, e, riportata in parte dal Biggini (op. cit., p. 134) pure in francese.
2) È noto che per l'intervento del ministro inglese a Firenze, Sii G. Hamilton, il Governo austriaco s'impegnò a rispettare i nuovi confini toscani. Cfr. Nota di Sir G. Hamilton al governo tose, 18 maggio 1848, A. S. F., Min. Est., f. 2984, n. 641.
3) La dichiarazione del Rossi riferita dal cav. Bargagli, ministro toscano in Roma, col rapporto del 18 settembre 1848, n. 381, al proprio ministro degli esteri, Gaetano Giorgini, Archivio di Stalo di Firenze Ministero degli affari esteri, filza 2446*