Rassegna storica del Risorgimento
ROSSI PELLEGRINO
anno
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1950
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pagina
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381
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Pellegrino Rossi deputato al Consiglio Generale di Toscana 381
del Rosmini e a quello del Governo piemontese, per valutare la diversità di indirizzo fra la politica enunciata in Toscana e quella seguita a Roma. Del resto, l'ordine rivolto al Salvagnoli di far sospendere la pubblicazione, intrapresa dal Le Monnier, di quelle Lettere di un dilettante di politica che sono gli scritti del Rossi nei quali più forte è sentita la causa nazionale, ordine motivato dal fatto che esse ormai avrebbero costituito mostarda dopo il pranzo, rivela chiaramente U cambiamento di indirizzo politico. Alla propensione per il risorgimento nazionale, del quale il Rossi non aveva sentito l'esigenza etica anche se di esso aveva valutato gli sviluppi e le deficenze, il Rossi ministro del Papa antepone il dovere di salvare lo Stato della Chiesa e per questa opera egli, nel breve periodo del suo governo, non trascura alcun mezzo, anche quelli che ai suoi avversari e ai patriotti potevano apparire tradimento della causa nazionale.
Perchè questo cambiamento d'indirizzo politico?
Convinto assertore dei valori individuali, il Rossi che molto risentiva della indole individualistica della sua forte razza concepiva la vita come una lotta per l'estrinsecazione e l'affermazione della personalità umana. La sorte, però, aveva negato al suo inquieto genio la possibilità di conseguire in patria quei successi ai quali aspirava e lo aveva costretto ad un continuo peregria aggio - ovunque e sempre intimamente deraciné da patria a patria, da scienza a scienza. Da ciò quell'eclettismo che incise inevitabilmente sul valore scientifico della sua opera, e quella pluripolidia che attenuò i suoi sentimenti nazionali. Da ciò, ancora, la necessità di far propria ogni giusta causa che gli offrisse la possibilità di far valere il suo ingegno e di imporre la sua volontà; e giuste cause furon da lui considerate quelle che si conciliavano con la sua inclinazione al juste milieu, ad un regime moderato di governo, fossero esse repubblicane, monarchiche od autocratiche, italiane, svizzere o francesi.
Alla luce di queste considerazioni credo si possano spiegare i diversi atteggiamenti
politici di questo dilettante di genio che ad ogni causa si applicò con tutto l'ardore
e l'intransigenza del suo temperamento, con tutta la forza del suo ingegno. Ricercare
nella sua opera moventi ideologici sentimentali credo sia vana fatica e possa portare
all'assurdità di giudicarlo radicale, come ha fatto il Mettermeli, I) o reazionario come
hanno fatto i democratici italiani del Risorgimento.
RENATO MORI
Frascati, 11 giugno 1848, Carissimo Fratello,
Dal Sig. Chelli mi è stata rimessa nell'ultima mia gita a Roma la tua carissima del 30 maggio,
E prima di lutto io ardentemente desidero, che codesti signori sappiano per bocca tua quanto io sia stato profondamente commosso dall'aver Essi rivolto gli occhi sopra di me, e me giudicato degno di rappresentare nel parlamento toscano la città sempre a me carissima, che mi diede la vita. Dì loro, te ne scongiuro, che di tutti i giorni di compiacenza, e di gioia, che ho potuto incontrare nel corso sì vario del viver mio dolcissimo mi è stato, e sarà finche io serbi rimembranza delle cose di quaggiù, quello in cui tu mi facesti nàto)
i) U giudìzio del Mettermeli è accolto, senza vera giustificazione, da SALVO MASTEWONE Pellegrino Rossi ambasciatore francese a Roma e il problema italiano secondo la corrispondenza particolare, nella Rivista Storica italiana, a. LXI, fase I, 19Ì9, pp. 76 e sgg.