Rassegna storica del Risorgimento
ROSSI PELLEGRINO
anno
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1950
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pagina
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382
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382 Renato Mori
che i miei concittadini erano pronti a darmi una si onorevole dimostrazione di amore, di fiducia e di stima. Che a me sia o no concesso di poter corrispondere a tanta benevolenza, la mia gratitudine sarà ta stessa. A voi carissimi mi sento legato per nuovo strettissimo, indissolubile vincolo. Possa io, o non possa essere vostro rappresentante politico, andrò sempre lieto e superbo di essere stato nel pensier vostro, e nei vostri desideri U prescelto dai Carraresi, l'uomo loro, per dirlo alla francese.
Neppure mi è d'uopo, teca, e seco loro parlando, aggiungere che non v'ha in tutta Italia uomo, che piit di me siasi rallegrato dal vederla risorgere, che piò- applauda alle sue nobilissime gesta, che più desideri vederla al tutto sgombra di stranieri, signora di sé, e dotata di buoni ordini civili, e politici. Voi tutti conoscete gli intimi sensi dell'animo mio, il desiderio di tutta la mia vita. Né appo voi ho da temere, che questa cognizione sia stata annebbiata da ciarle e da menzogne.
E quel che io senta dell'Italia Vito mostrato, il di, che U mio carissimo Odoardo (tu sai se io l'amo) corse tutto animato a chiedermi che io consentissi al suo ascriversi alle legioni romane tu sei maggiore d'età, gli dissi, né del mio assenso hai mestieri. Bensì vuò dirti, che non potevi pigliar risoluzione, che più fosse cara al cuore di tuo Padre. Dio ti benedica e protegga te e la santa causa che vuoi difendere! E lo abbracciai lagrimando di tenerezza e di gioia.
Or Carlo mio carissimo, ragioniam freddamente, siccome in casi delicati e gravi conviene ad uomini d'onore e di senno.
Posso io sedere nel Parlamento Toscano, oggi, improvvisamente? ed ove pure il consentisse la legge scritta, lo consentono il decoro, le convenienze morali?
Io fui ascritto alla cittadinanza francese per legge solenne del Re e della Camera. Sai che Francia mi fece professore. Membro dell'Istituto-, del Consiglio Regio dell'Istruzione pubblica, Pori Ambasciatore. Legalmente io non ho nel Granducato né possessi, né domicilio. Misi può dire: voi siete francese: non faceste gli atti opportuni a ricuperare l'antica vostra qualità di Modenese; non avete le condizioni richieste all'eleggibile.
Non lo diranno ma se lo lo dicono ? chi può far sicurtà del fatto di una Assemblea che non si conosce? Sarebbe ella cosa prudente, e decorosa a Carrara, e a me Vesporsi a un rifiuto? Posso io decentemente andarmene a Firenze per mendicarvi, dirò così, la mia introduzione nella Camera ? Volessi pur prescindere dal rispetto che ogni uomo debbo a se stesso, non posso però far getto di quello, che io debbo alla Città, che mi avrebbe eletto, né alla Francia, che tanto mi onorò, e di cui sono stato il principale rappresentante in Italia.
Quel che in altri casi potrebbe sopportarsi sarebbe gravissimo, ed insopportabile nel caso mio.
a Vedi, direbbero, bel pubblicista! Ambizione lo accieca, e non gli è appena stato chiuso un gran teatro, che senza lasciare a se stesso agio di respirare, vuol far mostra di sé sopra altre scene !
E giti insorge la questione del decoro, della convenienza. So non essere cosa biasimevole ricuperare la naturale cittadinanza, ritornare alla patria, che ti die vita, e di cui non fuggisti che la servitù. Né io sono sfotto al segno di presumere, che la Francia, cui tanta debbo, abbia mestieri dell'opera e dei servigi miei. Essa non fu meco che generosa, e certo nulla le toglierei, di che le possa valere, restituendomi alla mia nativa contrada. Pur tei confesso, questo discorso piit ancor mi andrebbe a sangue, se non fossi stato recentissimamente ferito io stesso dalla Repubblica. Oggi potranno i maligni rappresentare il fatto altro da quel che é, e attribuire sì repentina risoluzione ad astio inverso il nuovo reggimento francese pia presto che al filiale amor mio per l'Italia, a rancore per i benefici perduti in Francia, anziché a desiderio della rinascente libertà italiana.