Rassegna storica del Risorgimento

VALUSSI PACIFICO
anno <1950>   pagina <387>
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La concezione politica di Pacifico Vaiassi 387
Pacifico Valussi nella vita politica, nella diplomazia di fronte al conservatorismo e alla rivoluzione riteneva accettabile e giusta una terza via. Egli voleva il progresso e riteneva necessario anzi indispensabile il cambiamento politico dell'Europa, ma tutto ciò con moderazione.
Rifiutarne due politiche in Europa, entrambe fallaci; la politica della conserva' none ad ogni costo, dell'immobilità impossibile e la polìtica avventurosa di chi presta ai popoli le ali della sua fantasia strambatala, e quelli de* suoi desiderii, siano pur giusti, ma lontani tuttavia dal poter essere dal fatto raggiunti
C'è una terza politica, la sola sapiente e veramente praticai la politica dell''osserva­zione ed azione continua, la quale studia, nel passato e nel presente, nelle leggi eterne della storia, nelle successioni e concomitanze dei fatti, le ragioni'degli avvenimenti che saranno, e questi ultimi prevede e vede che sono necessarii, e li aiuta nel loro svolgimento., maturandoli nella opinione e regolando V azione in ordine* non già di quello che fu, od è, ma di quello che deve essere, del fatto insomma che.sta diventando
Questa politica osservatrice parte si dal fatto presente, ma s'incammina verso utopia; non però prendendo il miraggio, o la fata morgana per una realtà, ma procedendo per tutta quel tratto che si vede chiaramente-dinanzi a se come scopo di immediata azione, ed agente realmente, senza abbandonarsi alla vita contemplativa, o perdere il suo tempo a conser­vare quando è giunta fora di mutare, di trasformare, ty
Il Valussi spesso affermava che il corso della storia poteva essere riconosciuto ma con ciò voleva soltanto sottolineare 11 legame, la relazione che sussisteva nell'evo­luzione storica dei popoli europei.
Nel corso della storia dell'umanità scrisse non si può essere matematicamente esatti, sopratutto nel predire il tempo. Ma i grandi fatti storici iniziati si compiono istessamente, pia o meno presto e possiamo predirli nel loro complesso, sebbene non nelle particolarità. 2)
Col sottolineare l'esistenza di una legge storica , voleva il Vaiassi rilevare sol­tanto che gli Stati europei hanno un comune svolgimento politico. Nel corso del pro­cesso di unificazione degli Stati nell'Europa moderna quella legge avrebbe portato verso la monarchia assoluta, e più tardi, dopo la rivoluzione inglese del 1688, la cosi-detta rivoluzione della libertà , verso la monarchia costituzionale e rappresentativa. E come anche essa doveva trionfare, così doveva j secondo il Valussi trionfare anche l'idea delle nazionalità.3) Non sarebbe stata però questa la vittoria di un nazio­nalismo egoistico, poiché proprio, al contrario, quell'idea comprende in sé il diritto d'ogni popolo di possedersi e di disporre di sé .4) La vittoria di quell'idea non avrebbe separato bensì collegato i popoli.
I popoli europei ormai formano quasi una sola società rivelò il Valussi. 5) Ànch'egli vide 1* Europa, come già anche Saint Simon fi) come una comunità già esistente, come una Società, a cui mancava solo un ordine nuovo. Il Valussi voleva dare questo nuovo e giusto ordine all'Europa in base all'idea della nazionalità.
i) L'Alleanza; n. 8, 21 febbraio 1864, pp. 58-59, V Utopia ed il fatto presente in politica di P. Vaiassi.
2) Ibidem, n. 1, 16 febbraio 1862, L'Europa orientale, di P. Valussi.
3) Ibidem, n. 8, 21 febbraio 1864, pp. 58-59, L'Utopia ed il fatto presente in
politica,
*J ibidem,
s) Ibidem, 20 aprile 1862, p. 77, Ad un Croato. Lettera Terza ui P. Valussi.
ój Gfj., J. HUIZINGA, Civiltà e Storia, Modena-Roma, 1946, p. 245.