Rassegna storica del Risorgimento
VALUSSI PACIFICO
anno
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1950
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pagina
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391
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La concezione politica di Pacifico Valussi 391
omo della straniera e domestica tirannia che ci pesava sul collo. Per questo la nostra letteratura avea assunto un carattere educativo. Nulla si trascurava che a quesCuopo potesse condurre; non il libro, non Valmanacco, non il giornale, non U canto; od il quadro, o la statua, o la stampa; non i congressi scientifici, non le accademie, non le società agrarie o d'incoraggiamento delle arti ed industrie* Quest'attività, la quale si veniva svolgendo a malgrado dell'Austria e de' suoi alleati,preparò U movimento del 1848 e la redenzione del 1859 e 1860* L'Austria in 45 anni di possesso quasi non interrotto di una parte d'Italia, non giunse ad assimilare a se stessa un solo villaggio al di qua delle Alpi* La vecchia civiltà italiana rinnovata si mostrò tanto alla sua prevalenza che con tutti i mezzi d'un governo che comanda dall'A ustria posseduti, essa non solo resistette dovunque alla germanizzazione, ma guadagnò terreno sull'avversario. *)
Il progresso interno dei popoli danubiani naturalmente nel maggior modo sarebbe servito a loro atessi ma giustamente aveva sottolineato il Valussi che esso sarebbe stato importante anche dal punto di vista europeo.
Creati i nuovi centri di Pest, di Belgrado, di Bucarest, l'Europa civile avrebbe allargato i suoi confini. In quei paesi sarebbe luogo a nuove imprese, ad industrie, a commerci, dove i capitali e gli uomini della restante Europa sarebbero chiamati.
La letteratura magiara, la slava meridionale, la rumena, darebbero il sigillo della forma alle tre nazionalità, tanto diverse per lingua, ma vicine per costumi, come sono le nazionalità della Svizzera. Lungo il Danubio, all'Adriatico, al Mar Nero, i tre popoli si troverebbero a quei contatti, che avvivano la coscienza della propria individualità nazionale. Tutte le loro forze vive, tutti i mezzi economici sarebbero rivolti al loro sviluppo interno, il quale non potrebbe a meno di essere rapido ed utile all' Europa.2)
Lo sviluppo interno e il rafforzamento dell'unità morale e culturale del proprio popolo sarebbe lo scopo primario; tutto questo però secondo Valussi non può essere contrario ad un altro interesse vitale, e cioè a quello, che i popoli danubiani debbano intendersi fra di loro.
Uno dei più importanti intenti del Valussi era di far riconoscere ai popoli danubiani che essi avrebbero avuto un comune interesse di fronte all'Austria, e che non avrebbero conseguito né il loro comune interesse, né la loro propria vita nazionale se non si fossero riuniti in una confederazione. Spesso ritornava Valussi a rilevare che non soltanto per poter ottenere una vittoria contro l'Austria sarebbe stata necessaria la concordia e la collaborazione dei popoli danubiani, ma anche perchè dopo la vittoria essi potessero assicurare queU'egnilibrio dell'Europa, che secondo la diplomazia sarebbe stata assicurata dall'Austria*
Non soltanto la natura ha orrore del vuoto , ma anche la diplomazia e molti ci sono che hanno la paura che la caduta dell'Impero austriaco lascierebbe un gran vuoto in Europa ,3) scrisse Valussi sottolineando che la diplomazia è sempre conservatrice.
Essa accetta e mantiene quello che esiste perchè le pare d'intenderlo come più semplice.*)
La diplomazia non provoca, gli avvenimenti: piuttosto gV'impedisce, finché ha dinanzi l'ignoto. Essa però li tollera ed anche li approva, e fino ad un certo punto li aiuta, allorché possono cavarla fuori dagl'imbarazzi... Si tratta adunque di creare, con una serie ai mani-
1) Ibidem.
2) Ibidem, 10 gennaio 1864, Un'ipotesi.
3) Ibidem, 16 marzo 1862, p. 37, L'Austria ed il vuoto di P. Valussi. *) Ibidem, 30 marzo 1862, Lettera ad un Croato.