Rassegna storica del Risorgimento
VALUSSI PACIFICO
anno
<
1950
>
pagina
<
397
>
La concezione politica di Pacifico Valussi 397
VItalia ha trovato nelle Alpi i suoi confini. Nessuno può contenderle Roma, e final mente la possiede. Dessa altro non brama e non vuole. Si consolida aWinterno colla defi-mtwa sua Costituzione, col suo ordinamento, politicamente unitario, ed amministrativa* mente federativo. L'esercito riduce alle proporzioni necessarie per la sola difesa. Fortifica i suoi passi, istruisce aWarmi tutti, per avere non pochi soldati sotto le armi. Compiete rete delle sue strade, i suoi porti, rinsanica le sue maremme, le sue paludi, irriga gli aridi campi, rimbosca le sue montagne, utilizza le sue miniere accresce il suo naviglio mercantile, diventa noleggiatrice del commercio dell'Europa centrale sul Mediterraneo, espande intorno ad esso la sua cultura, giovata dalla istruzione tecnica diffusa nelle sue cento cittàì
L* Italia ottenuta la libertà - non avrà una politica d'aggressione, affermava vaiassi H suo scopo sarebbe stata la pace, lo sviluppo pacifico e non la guerra.
Come gli Svizzeri, naturalmente neutrali e cosmopoliti sotto all'aspetto economico, quali sono i popoli alla cui operosità ed a cui bisogni non è bastevole il proprio territorio; gl'italiani tendono ad una specie di neutralità e cosmopolitismo per le relazioni diffusive marittime, alle quali essi aspirano. Gl'italiani, per nutrire la rinascente loro civiltà, hanno bisogno di espandere lungo le coste del Mediterraneo e degli altri mari, di servire sul mare al commercio degli stessi Svizzeri, e dell'Europa centrale. L'Italia, ricostituita nella sua completa nazionalità politica, non invaderà mai i territorii altrui, perchè non ne ha né il bisogno, né l'interesse; ed anzi ha bisogni ed interessi opposti e consimili a quelli della libera e neutrale Svizzera. -)
Come per gli Stati danubiani, così anche per l'Italia sarebbe stato secondo Vaiassi interesse vitale che la politica egemonica tedesca non potesse guadagnare nessnn terreno né al di qua delle Alpi, né sulla riva del Danubio. Ma la realizzazione dell'unità tedesca sia in una forma federalista, sia nella grande Germania, Valussi l'aveva considerata come uno sviluppo naturale e perciò non aveva pensato di doverla ostacolare. E non sarebbe, perchè non potrebbe essere, pericolosa nemmeno la Germania, se si saranno realizzate la Confederazione danubiana, e l'unità italiana. 9) Il sogno di Pacifico Vaiassi era l'Europa dei popoli liberi. Egli non voleva la egemonia di nessuna potenza, bensì la pacifica collaborazione dei popoli. Già anche nel 1848 aveva messo in rilievo
che i popoli deboli anziché cercare l'alleanza e la protezione dei possidenti, debbano collegarsi con altri deboli al par di loro per resistere ai forti.4)
Rimaneva fedele a questo principio anche dopo il 1848, e perciò avrebbe voluto veder uniti in una confederazione non solo i popoli danubiani, ma anche i popoli scandinavi, e anche quelli dell'Impero Ottomano, che dopo aver ottenuto la libertà per ragioni geopolitiche non si sarebbero uniti alla Confederazione danubiana, bensì in una Confederazione balcanica. I piccoli popoli dopo esser stati uniti in una unione non solo non sarebbero stati deboli, ma con la loro politica pacifica avrebbero potato esercitare un influsso favorevole anche sulle altre potenze.
Allora la scomparsa dell'Impero d'Austria non sarebbe più uno spauracchio per nes-sano; giacché, resa indipendente l'Italia anche la Germania si costituirebbe in unità, od
i) Ibidem, 10 gennaio 1864, Un'Ipotesi. z) Ibidem, 26 giugno 1864, Svizzera ed Austria I. 3) Ibidem, 10 gennaio 1864, Un'Ipotesi.
t) // Precursore, n. 3, 19 novembre 1848, Gli Ungheresi e gli Slavi meridionali in reiasione all'Italia,