Rassegna storica del Risorgimento

RAMORINO GEROLAMO ; CHRZANOWSKI WOJCIECH (ALBERTO)
anno <1950>   pagina <400>
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Piero Pieri
stala combattuta nel proprio territorio, nello migliori condizioni. Ma la disubbi­dienza del Ramorino aveva rovinato ogni cosai
Dunque secondo la rapsodia lo Chrzanowski prevede la mossa austriaca da Pavia ; e la prevede in grande stile, e colla direttrice di Mortara. In realtà una mossa da Pavia potrebbe puntare tanto verso Nord che verso Sud, con obiettivo Novara o Vercelli nel primo caso, e con obiettivo Alessandria, considerata la vera base strategica di tutto il Piemonte, nel secondo caso. Giacché, è bene tenerlo "presente, il Po dopo la confluenza col Ticino rappresenta un ostacolo ben maggiore che prima di questa ( il Po non sarebbe Po se Adda e Ticin non vi meLtesser co . diceva un vecchio proverbio); mentre poi la riva destra del Ticino non è tutta piemontese, ma gli Austriaci possiedono una discreta testa di ponte proprio oltre Pavia, ove un ramo secondario del fiume forma un isolotto, il Gravellone, di circa sei chilometri quadri: essi potrebbero dunque, sboccando dalla loro testa di ponte, cercare di passare il Po a Mezzana Corti, per giungere a Costeggio, sulla strada Piacenza-Alessandria: in questo modo, oltre ad aver passato il gran fiume quand'è ancora assai meno imponente, si troverebbero ad aver già superato o girato che dir si voglia, la stretta di Stradclla.
Orbene, le disposizioni date dal generale Chrzanowski al generale Ramorino tradiscono questo duplice timore e al tempo stesso questa duplice incertezza. In base agli ordini del 13 marzo la divisione lombarda dalla zona d'Alessandria dovrà portarsi con tre reggimenti a Tortona e a Voghera, e mandarne uno solo alla Cava, destinato per di più ad avere il cambio dal battaglione bersaglieri Manara e dal reggimento di cavalleria: la divisione dovrà dunque restare col grosso sulla destra del Po, e avere solo elementi esploratori sulla sinistra. Al tempo stesso però il General maggiore fa sapere al Ramorino che forzerà il Ticino in un dato punto, e Bara fiancheggiato a sinistra dalla brigata Solaroli, e a destra dalla divisione lombarda; e la brigata d'avanguardia, dopo essersi tenuta sulla 'difensiva, dovrà avanzare dalla stretta di Stradella su Piacenza, e poi unirsi alla divisione lombarda per agire contro la piazza, se questa oppone resistenza. Le aggiunte, invece di chiarire confondono: per fiancheggiare sul serio il grosso dell'esercito, la divi­sione lombarda dovrebbe portarsi sulla sinistra del Po; ma allora come agirebbe cóntro Piacènza? Ciò che si può tuttavia concludere è questo: in caso d'offensiva nemica, 11 grosso sulla destra del Po; in caso di ritirata nemica, il grosso sulla sinistra. Il 16 marzo si ha però un ordine esplicito: la 5" divisione prenda una forte posizione alla Cava e dintorni , sorvegliando l'ultimo tratto del Ticino, da Bereguardo al confluente col Po, collegandosi a Vigevano colla S" divisione; si assicuri però, per ogni evento, due linee di ritirata, quella cioè di Mezzana Corti e quella di San Nazzaro. Se il nemico non risulterà superiore di forze, il 21 marzo la divisione dovrà assalire Pavia con azione frontale e avvolgente dal lato meri­dionale. Ora è chiarito il compito della divisione: difensiva alla Cava oppure offensiva contro Pavia; ed è esclusa anzi l'ipotesi che il nemico si ritiri del tutto, lasciando un semplice velo di truppe. Ma una cosa è notevole: la linea di ritirata e a sud e ad ovest (a rigore a 0-S*0): la ritirata su Mezzana Corti porta, se il nemico davvero incalza, a varcare Bubito il Po; quella su San Nazzaro lascia adito a passare il Po al vicino porto di Gero!a, o al ponte più lontano di Valenza, oppure a ripiegare con largo giro su Mortara: cosa non facile, perchè il nemico potrà percorrere la corda dell'arco. In conclusione, in raso dì serio attacco, la divisione dovrà ripiegare dietro il Po; salvo che non le riesca, con una lunga e non facile