Rassegna storica del Risorgimento
LEVI PRIMO ; CRISPI FRANCESCO
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1950
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412
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Enzo Pisclteili
Tra i Direttori de La Riforma sono da ricordare Antonio Oliva, Michele Torraca, fratello di Francesco, Andrea Torre e, specialmente, come Redattore-capo, Primo Levi sul quale ultimo è necessario soffermarci per spiegare resistenza delle lettere di Francesco Crispi nell*Archivio degli Affari Esteri
Primo Levi o VItalico, come amo dannunzianamente firmarsi, è un'interessante figura del mondo giornalistico e politico romano fin du siede.
Nato in Ferrara il 23 giugno 1853 si trasferì giovanissimo a Milano dove si formò negli ambienti letterari e artistici della metropoli lombarda stringendo particolare amicizia con Tranquillo Cremona (su questi in seguito pubblicò un volumetto). ')
Da Milano, nel 1872, insieme con l'inseparabile amico Luigi Perelli, pubblicista anche lui, se ne venne a Roma. Nel fervore di iniziative che ne contrassegnava l'incipiente vita di capitale d'Italia, Roma offriva allora, come forse non mai in seguito, ottóne prospettive di lavoro e di successo e il giovane Levi ebbe subito modo di distinguersi riuscendo a fondare in via Sistina un cenacolo artistico frequentato, tra gli altri, da Francesco Paolo Michetta, Luca Beltrami e Francesco Paolo Toschi.
Dopo l'avvento della sinistra al potere il Levi prese parte alla vita politica e nel 1879 assunse la redazione de La Riforma, rimasta ormai unicamente nelle mani di Crispi. Nel 1896, quando già Crispi era al declino delle forze, fu immesso nella carriera diplomatica, carriera che brillantemente percorse fino a raggiungere il grado di Console Generale di la classe, con l'incarico di Direttore Generale per gli Affari. Commerciali. '-)
Tra le più importanti pubblicazioni del Levi citiamo: L'arte a Torino (Roma, 1880-1881), Abruzzo forte e gentile (Roma, 1882), un titolo più' fortunato del libro3) - che è facile, tuttavia, poter rintracciare nelle raccolte delle bancarelle romane, Domenico Morelli nella vita e nell'arte (Roma-Torino, 1906), Litigi Orlando e i suoi fratelli (Roma, 1908).
Quando, il 14 aprile 1917, mentre era ancora in servizio agli Esteri, Primo Levi mori lasciò negli uffici del Ministero il suo archivio personale nel quale si trovano, appunto, le lettere e i biglietti indirizzatigli da Francesco Crispi al tempo in cui era Redattore-capo de La Riforma.*)
Ecco finalmente spiegata la ragione della presenza di questi documenti autografi di Crispi negli armadi dell'Archivio degli Affari Esteri; ricercatane la provenienza, diamone ora la consistenza e qualche breve cenno illustrativo.
Tra lettere, biglietti e appunti autografi si raggiungono e sorpassano i 500 pezzi ma la parte migliore della raccolta è costituita da circa 300 lettere. Come abbiamo già detto, gli autografi vanno dal 1878 al 1893. Gli anni più ricchi sono i primi: 1878, 1879, 1880 e 1881; in seguito le lettere si diradano e s'interrompono del tutto nel periodo in cui il Crispi forma il suo primo Gabinetto (1887-1891); riprendono poi, più fitte, con il 1891 e cessano nel 1893, nel momento in cui Crispi riassume il governo.
1) P. LEVI, Tranquillo Cremona, Roma-Milano, 1878.
2) Ebbe la nomina con Decreto Reale su proposta del Ministro degli Affari Esteri, il 1 agosto 1910.
3) Il libro sull'Abruzzo gli fu ispirato dalla forte amicizia verso Francesco Paolo Michetth
4) La maggior parte delle lettere è indirizzata al Levi. Ve ne sono, però, non poche indirizzate a Giovanni De Luca, Direttore de La Riforma nel 1878, e a Luigi Perelli, Direttore dello Stabilimento Tipografico italiano ove il giornale era stampato.