Rassegna storica del Risorgimento

LEVI PRIMO ; CRISPI FRANCESCO
anno <1950>   pagina <413>
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Francesco Crispi, Primo Levi e La Riforma 413
Sia dettp bon chiaro: senza attribuire esagerata importanza al ritrovamento è necessario, tuttavia, non trascurarne il valore. Esso costituisce un utile integramento alle pubblicazioni di documenti e di lettere crispine fatte a cura del Palam cnghi-Crisp i ed arricchisce i fondi documentari dello statista siciliano già esistenti nei nostri Archivi e Istituti: quello, sopra tutti notevole, dell'Archivio di Stato di Palermo, quello posseduto dall'Archivio di Stato di Roma (proveniente dalla Biblioteca Civica di Reggio Emina) e quello del Museo Centrale del Risorgimento in Roma.
Le lettere possono dividersi in due gruppi: uno di carattere privato e l'altro di carattere pubblico o politico.
Tra i due gruppi il secondo è quantitativamente e qualitativamente, il più inte­ressante ma anche quello di carattere privato, costituito da circa 70 lettere, offre al ricercatore utili elementi per lo*studio della biografia del Crispi e la comprensione della sua complessa e contraddittoria personalità.
Tra le lettere di carattere privato particolare rilievo presentano quelle in cui appa­iono gli sforzi finanziari sostenuti dallo statista siciliano per tenere in vita La Riforma. Cou molta frequenza egli si lamenta di non arrivare, suggerisce metodi per alleviare le spese e incrementare le entrate dell'azienda giornalistica, aggiunge di esser vecchio e stanco, senza alcuna risorsa finanziaria, all'infuori di quella provenientegli dall'eserci­zio della professione di avvocato.
In una lettera,del 17 ottobre 1879 (n. 18) scrive a Luigi Perelli, allora Redattore Capo del suo giornale: ... io son costretto a spendere ogni anno 48.000 lire, continuando col metodo vostro, cioè senza tutte quelle economie che mi parrebbero possibili alla Stamperia e nel giornale. Hawi un introito in cui sperare? Poco per ora. Del giornale le copie utilmente spese non oltrepassano le 700 e per le inserzioni siamo nel campo dei tentativi e delle speranze. Temo che le forze non mi reggano continuando così. Io non ho che la professione e, per quanto la fortuna mi aiuti, non posso affidarmi a un incerto avvenire......
Fin dalla ripresa delle pubblicazioni il finanziamento de Za Ri/orma rappresentava un grave problema. E quattordici anni dopo, nel 1893, la situazione non era affatto migliorata tanto che, rispondendo al Levi, il quale aveva da tempo assunto la reda­zione del giornale, il Crispi scriveva, il 28 ottobre dello stesso anno (lett. n. 7): ... Le vostre lettere crescono il mio malumore ma non valgono ad ottenere da me più di quello che ho fatto e che fo Parrebbe che io avessi una cassa piena di scudi o amici ricchi ai quali possa ricorrere. La cassa è vuota e si vive alla giornata coi lucri della professione... La Riforma è stata la carie nella mia famiglia; ed ancora pesano sulle mie spalle e fanno la mia vita amara i debiti anteriori all'aprile 1887... La Riforma ha influito a farmi detestare la politica ed a farmi odiare il potere. Mi ha provato che io sono solo ....
Le lettere di carattere politico servono di spunto agli articoli di fondo pubblicati sul giornale a firma di Primo Levi. Scritte in forma piuttosto' andante non mancano di efficacia tanto che molto spesso il Levi le riproduce quasi integralmente correggendo solo qualche inesattezza di forma e attenuando, talora, la foga di certe espressioni. *) Non per questo, tuttavia, si potrà osservare che l'importanza di molte di esse smi­nuisca: la lettura e la consultazione del documento autografo originario presenta pur
i) In una lettera del 7 settembre 1879 (n. 28) Crispi avverte il Levi: ... le mie let­tere a voi sono scritte con rapidità, senza studio e come vengon dal cuore. I fatti e le idee sono tali da non doversene pentire ma lo stile, la forma meritano spesso la neces-