Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO
anno <1951>   pagina <91>
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Le avventure elettorali di Salvemini, ecc. 91
ladini contro di lui, ma quando sentì che si trovava colà in qualità di osservatore, si calmò e divenne quasi cordiale. E invece di cercare di nascondere le sue azioni prive di scrupoli se ne vantò apertamente. Egli affermò testualmente che si sarebbe proclamato deputato anche a revolverate, che faceva il suo comodo, ohe avrebbe fatto dieci, cento, mille pastette e si sarebbe poi difeso alla Camera ben sicuro che la Camera gli avrebbe dato ragione.
Salvemini interrogò le più diverse persone. H preside del ginnàsio locale gli dichiarò che avrebbe votato per De Bellis perchè era un bravo concittadino, che faceva favori a tutti e che aveva ottenuto la parificazione della sua scuola. Salve­mini non potè trattenersi dal dire in faccia a questo bel tipo di educatore tutto quello che pensava di Ini.
Semb rava difficile trovare un qualsiasi avversario di De Bellis. Finalmente, un paio di massari seguaci del candidato rivale furono trovati nascosti in una casa di campagna fuori città. Essi affermarono che anche i loro capi erano stati costretti a. fuggire o a nascondersi. Aggiunsero che non sarebbero andati a votare per non essere riconosciuti e bastonati. La stessa storia fu raccontata da due con­tadini che appartenevano alla lega socialista e che avevano il diritto di voto. Uno di essi disse: La forza è contro di noi. Quelli sono armati e noi disarmati. Noi ci arrestano, e quelli no... Abbiamo provato ad andare in gruppo ma la forza ci disperdeva: toglieva le mazze a noi e la dava a quelli. La legge faceva largo a-quelli e toglieva l'aria a noi.1)
I pensieri di Salvemini continuavano ad aggirarsi intorno al problema di come impedire il ripetersi di questi abusi e di come porre fine alle truffe elettorali. Egli era contrario a contrapporre corruzione a corruzione, perchè in tal modo le per­sone oneste sarebbero scese al livello dei loro avversari privi di scrupoli. Giunse alla conclusione che l'imica cosa da fare fosse quella di illuminare le persone oneste sulle infamie giolittiane e, ove il governo avesse persistito nei suoi atti di brigantaggio elettorale, di mettersi decisamente in condizione di ottenere il rispetto della legge e del proprio diritto con le armi alla mano .2)
E cominciò col raccontare la storia di quel che aveva visto in un pamphlet pubblicato in quell'anno (1909) e intitolato TI Ministro della malavita. In esso insieme a GioiiUi accusò il suo Vito De Bellis, il suo capo di polizia Prina e quei membri della commissione parlamentare i quali incaricati di giudicare della vali­dità dell'elezione di Gioia del Colle, non trovarono sufficienti motivi per annul­larla. Salvemini dette i nomi e il luogo di nascita di quei gìolittiani del Nord che avevano convalidato l'elezione di De Bellis per mostrare che delle infamie eletto­rali, che si commettono nell'Italia meridionale, la responsabilità tocca solo in parte ai delinquenti del Mezzogiorno d'Italia .3)
II nomignolo applicato al più potente nomo politico italiano circolò in tutta Italia e il linguaggio usato per accusare il Primo Ministro e i suoi seguaci produs­sero una forte .impressione. Giolitti aveva molti avversari fuori del Parlamento. Tuttavia, il fatto che Salvemini non fosso neanche processato per diffamazione, mostra fino a che punto nell'Italia prefascista fosse rispettata la Jiber*à della stampa.
i) Il Ministro della malavita, p. 45. *) // Ministro della malavita, p. 52. 3) Il Ministro della malavita, p. 58.