Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO
anno
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1951
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pagina
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92
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92 Enzo Tagliacozzo
Collo pubblicazione del Ministro della malavita Salvemini si guadagnò la fama di essere un deciso avversario della corruzione elettorale. Quindi, nell'aprile del 1910, in occasione di un'elezione suppletiva che si combatteva ad Albano Laziale collegio famoso per le illegalità commesse in precedenti elezioni sia dai candidati governativi sia da quelli di opposizione i rappresentanti dei partiti popolari invitarono Salvemini ad essere il loro candidato nella speranza che il circolo vizioso delle frodi potesse così essere spezzato.
Dapprincipio, immaginando che i radicali, repubblicani e socialisti, che formavano il blocco popolare desiderassero da lui soprattutto della propaganda anticlericale, Salvemini rifiutò di portarsi candidato, poiché i luoghi comuni che costituivano il piatto forte della propaganda massonica non erano mai stati di suo gradimento. Ma quando coloro che lo invitarono insistettero dicendo che gli eliie-devano soltanto una campagna per la purificazione morale del collegio, Salvemini non seppe resistere alla tentazione di accettare. Egli scrisse: Le lotte per la correttezza dei metodi elettorali bisogna farle nei collegi corrotti, dove c'è il pericolo di essere travolti, e non nei collegi puliti, dove tutto va in ordine perfetto ; rifiutarsi a queste lotte è mancare al proprio dovere . *) Ma egli ignorava il dietro-scena e cioè che ad Albano repubblicani e socialisti erano in disaccordo, e che i repubblicani avrebbero preferito nominare un candidato del proprio partito. Tuttavia, anche dopo che venne a saperlo rifiutò ormai di ritirare la sua candidatura come alcuni repubblicani avrebbero voluto, dicendo che era più interessato a fare una campagna d'idee che ad ottenere dei voti.
La campagna elettorale fatta da Salvemini nei ventuno comuni del Collegio sparsi fra i monti e il mare fu intensissima e suscitò grande entusiasmo fra gli elettori, che finalmente respirarono un'atmosfera più sana. Salvemini fece quattro o cinque discorsi al giorno sui suoi temi favoriti del suffragio universale, della riduzione dei dazi doganali e della lotta contro l'analfabetismo. Soprattutto egli insistè perchè i suoi elettori si astenessero ad ogni costo dalle frodi e riabilitassero cosi il nome del collegio. ÌJAvanti! riportò un discorso tipico di questa campagna. Io non prometto favori personali, perchè non ne farò. Io non ho denari. Non ho altro patrimonio fuori di quello delle mie idee... Se scorrettezze si commettessero, mi ritirerei immediatamente dal ballottaggio, e se eletto, mi dimetterei immediatamente... Dunque gli avversari possono essere perfettamente tranquilli. Ma U avverto che al primo tentativo di pastetta da parte loro, io capitanerò quegli elettori e cittadini risoluti che vorranno seguirmi per impedirla* a costo di qualunque cosa, anche della vita. E tanto peggio se la pubblica forza si renderà complice o protettrice dei pastettari .2) La risposta della gente del popolo a questo tipo di eloquenza elettorale piuttosto insolito che faceva appello al loro senso di dignità superò ogni aspettativa.
Ma le -complicazioni cominciarono il giorno del primo scrutinio. A Marino furono infrante dai repubblicani le urne elettorali e risultò che molti repubblicani si erano astenuti o avevano votato per il candidato cattolico conte Sodérini. Tuttavia il conte fri sconfitto e Salvemini rimase in ballottaggio col candidato governativo Valenzano
') C. S., Va memorie di un candidato, Firenze, La Voce, 1912, p. 4. 2) G. S., Le memorie di un candidato, p. 26.