Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO
anno <1951>   pagina <94>
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94 Enzo Tafflìarozzo
degli elettori salì da 3500 a 10.000, e divennero elettori la maggior parte di quei marinai, contadini ed operai con cui Salvemini era stato a contatto per oltre un decennio. Mancavano ancora otto mesi per il giorno delle elezioni, quando costoro lo invitarono ad essere il loro candidato.
Dopo la pubblicazione del Ministro della malavita e la sua opposizione alla campagna di Libia, Salvemini non aveva, alcun dubbio che il Primo Ministro avrebbe fatto di tutto per impedire la sua elezione. Ma. avendo predicato per anni la ne­cessità del suffragio universale, egli non poteva rifiutarsi ora di guidare nella loro prima battaglia politica dei lavoratori che avevano riposto fiducia in lui. Accettò quindi di presentarsi candidato, e cominciò la campagna elettorale molti mesi prima delle elezioni, sostenendo che il miglior modo di usare il diritto di voto recentemente ottenuto sarebbe stato di battersi per l'abbassamento delle tariffe doganali e intensificare la lotta contro I'anulfabetismo. Salvemini accettò pure di portarsi candidato a Bitonto, ove un gruppo di cittadini con a capo il Prof. Gio­vanni Modugno gli aveva offerto la candidatura hi segno di protesta contro i sistemi elettorali di Giolitti.
La prima volta che Salvemini andò a Bitonto trovò nella piazza della città non più di una ventina di contadini che aspettavano di essere impiegati per il lavoro del giorno seguente. Egli salì su una panca e cominciò ad arringarli. E ogni volta che ritornò trovò un pubblico più vasto, finché, verso la fine della campagna, diverse migliaia di contadini e donne si assiepavano ai comizi e seguivano appas­sionatamente ciò che l'oratore diceva.
La sua candidatura fu appoggiata anche dalla Federazione degli Insegnanti Medi, che decise di inviare in Puglia un gruppo dei suoi iscritti per partecipare alla campagna. Siccome era prevedibile che, per vìncere le elezioni col suffragio universale, Giolitti sarebbe stato costretto ad usare corruzione ed intimidazioni su scola più vasta del solito, alcuni mesi prima del giorno delle elezioni Salvemini propose nel suo settimanale L'Unità che un certo numero di cittadini rispettati ed estranei alle competizioni locali si recassero in qualità di osservatori nei collegi ove si minacciavano le peggiori violenze e pubblicassero poi nei giornali il reso­conto degli arbitri e illegalità di cui erano stati testimoni. Diversi amici dell'Unità risposero all'appello.
L'intenso lavoro di propaganda politica svolto da Salvemini tra il gennaio e il settembre del 1913 non incontrò quasi opposizione da parte dei candidati gover­nativi. Evidentemente, essi erano sicuri dell'appoggio che avrebbero ricevuto al momento decisivo. Nel collegio di Molletta avversario di Salvemini era l'avvocato repubblicano PansinL Potrebbe sembrare strano che gli agenti di un Governo monarchico dessero man forte ad un candidato repubblicano. Ma, come spiegò alla presenza di un avvocato molfettcse il prefetto di Bari, Gasparini, fra i due mali dobbiamo scegliere il minore>.J)
Al principio della compagna elettorale, Salvemini cercò di preparare i suoi segnaci a resistere attivamente agli atti di violenza clic avrebbero commesso i malviventi- e gli agenti di polizia. Ma mutò tattica nelle settimane che precedettero le elezioni, quando si trovò a dover fronteggiare una tale quantità di violenze da parte degli avversari da superare mollo le sue previsioni. E ne spiegò le ragioni in
L'elezione di Mal fetta (Memoria per la Giunta delle'Eiezioni), Firenze, a cura delVUntià, 1914, p. 9.