Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO
anno
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1951
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pagina
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95
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Le avventure elettorali di Salvemini, ecc. 95
un'intervista al giornale genovese 11 Lavoro. Il pensiero di portarmi nella memoria e sulla coscienza per tutta la vita il peso di un omicidio mi fece un terrore da non dirai ... e poiché non mi sentivo io il diritto di essere violento, era evidente ehe avevo il dovere di vietare la violenza ai miei seguaci ... J.1) E poi vi era il timore, nel caso che avesse scatenato la {olla, di non poterne /renare le reazioni prima che divenissero eccessive ed ingiuste. Inoltre i giornali governativi accusavano i suoi seguaci di essere autori di atti di violenza mentre ne erano le vittime. Come fare allora a tirare una linea di separazione fra la violenza di un partito e quella di un altro? Di conseguenza, Salvemini decise in favore di una tattica di resistenza passiva consistente nel non fuggire, ma neanche contrapporre violenza a violenza, e al tempo stesso fare appello all'opinione pubblica, ai tribunali e al Parlamento contro gli atti illeciti incoraggiali dal Governo. I suoi elettori seguirono alla lettera questa condotta di sereno stoicismo .
Ben presto divenne manifesta la decisa volontà del Governo di porre fuori legge il partito di Salvemini in tutti i luoghi ove la posizione dei candidati governativi era incerta. Parlando con una persona che a sua volta riferì il discorso a un amico di Salvemini, il commissario di polizia Gabellotti ammise di essere stato mandato a Bisceglie per ragioni elettorali , ed aggiunse di avere avuto carta bianca per impedire la vittoria di Salvemini essendovi impegnato Io stesso Primo Ministro. Un altro commissario di polizia, Ippolito, dichiarò incautamente ad Ugo Ojelti, che si era recato a Molletta per conto del Corriere della Sera, che se le elezioni fossero andate bene, egli sarebbe stato compensato con un trasferimento in ima sede migliore, mentre se fossero andate male sarebbe stato punito con un trasferimento in Sardegna.
Anche il clero fu mobilitato contro Salvemini. Ma non fu facile persuadere i contadini analfabeti, i quali si opposero ostinatamente alla ingerenza dei preti nella campagna elettorale. In un luogo, quando durante un sermone un predicatore sconfinò in terreno elettorale le contadine manifestarono la loro disapprovazione stropicciando i piedi sul pavimento della chiesa. Nel collegio di Bitonto, poche settimane prima del giorno delle elezioni, un prete si rifiutò di accogliere la confessione di una contadina perchè suo marito apparteneva alla tega. La donna rispose che se il prete non l'avesse confessata essa avrebbe mandato suo marito a bastonarlo. Il prete la confessò senz'ai tre esitazioni .2) In un altro collegio ì cappuccini organizzarono delle preghiere per tre giorni consecutivi, chiedendo al santo del luogo di intervenire contro il candidato dei contadini. L'unico risultato fu che questa volta le donne inviarono al loro candidato quel denaro che di solito esse davano alla chiesa.
Con dei comici manifesti si cercò di far leva sulla superstizione e sull'ignoranza degli elettori. Uno di questi, affisso alle porte della cattedrale di Giovinazzo diceva: Operai, pensateci, bene! Affermatevi tutti nel nome del Comm. Domenico Cioffresc, il quale è onesto, leale, cattolico e voluto dal Papa e dal Ile. Non votate il nome di Gaetano Salvemini il quale è socialista, non è religioso e perciò vuole distruggere la religione, vuole distruggere le congreghe vuole il divorzio, che è contrario ad un sacramento della Chiosa, vuole togliere Dio dalle scuole ecc. . Un
') G. S., / documenti pnniiniani sulla elettone di Mòlfetta, note ed osservazioni di G. S Firenze, a cura dell'Unto. 1914, p. 21,
2) San Michele Arcangelo candidino, in l'Unità, 5 dicembre 1913.