Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO
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1951
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pagina
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96
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96 Enza Tagliacozzo
altro manifesto era ancora più minaccioso: Concittadini! Gli empi si sono levati contro Dio, e Dio flagella le nostre campagne e ci minaccia di colera e di peste con le provenienze dai Balcani. Forse questa votazione è l'ultima sua chiamata; dopo di essa chi sa quale nuova sventura ci attende? Voi donne ingannate, voi inesperti fanciulli vi state rendendo strumenti inconsapevoli dell'Inferno. Iddio ispirò il Sommo Romano Pontefice a comandare al Clero di sostenere la candidatura del cattolico Comm. Domenico Cioffrese. Chi non vota per lui disubbidisce a Dio. 1) La verità era assai bistrattata dagli autori dei manifesti: per esempio, Salvemini non era mai stato favorevole al divorzio perchè considerava che le classi inferiori nella loro maggioranza non lo volessero. Un amico di Salvemini dovette rassicurare i contadini che ove fosse stato eletto questi non avrebbe fatto chiudere le chiese e fatto fondere le campane.
In altri luoghi i mezzi adoperati per sconfiggere Salvemini furono più energici. A Terlizzi il commissario di polizia Vicario scatenò la malavita e ordinò che nessun avversario del candidato governativo potesse parlare agli elettori La prima volta che nel settembre Salvemini andò a Terlizzi fu accolto a sassate, e un mal* vivente gli disse alla presenza del capo di polizia che ove fosse ritornalo sarebbe stato uccìso.2) Salvemini volle ritentare la prova e ritornò il 12 ottobre in automobile in compagnia dei socialisti napoletani Ettore Cincotti, Giovanni Lombardi, Corso Bovio e rinviato speciale dell'ovanti, Guari ni. Il ricordo della prima accoglienza era ancora vivo nella sua memoria, e quindi egli prese la precauzione di non avvertire in anticipo del suo arrivo, e portò degli ombrelloni per sé e per i suoi amici, da usarsi come scudo contro eventuali proiettili. Ma i suoi avversari ebbero sentore della gita che si progettava e ne informarono i giolittiani di Ter-lizzi. Per buona fortuna mi autobus arrivò nella piazza di Terlizzi poco prima dell'automobile che trasportava Salvemini ed i suoi amici. Scambiando i passeggeri dell'autobus per il gruppo del candidato, furono esplosi dei colpi di rivoltella e i passeggeri, che erano fautori del Governo, furono presi a pugni, ceffoni e a bastonate. Quando arrivò l'automobile del candidato di opposizione la furia dei giolittiani e le loro munizioni erano già state in buona parte consumate contro i malcapitati che li avevano preceduti. Tuttavia, dopo un momento di esitazione, furono ancora esplosi dei colpi di rivoltella, furono lanciate delle pietre e distribuite delle bastonate, sicché ai visitatori non restò che aprire filosoficamente i loro ombrelloni. Un criminale puntò la sua rivoltella contro Salvemini, premè il grilletto, e poi fuggi nell'ufficio delle guardie daziarie gettando via l'arma e gridando: Ho sparato Salvemini. I funzionari del dazio esaminarono l'arma e trovarono che non era stata esplosa perchè lo sparatore, per l'emozione, aveva dimenticato di toglier via la sicurezza. Dopo essere scampato per miracolo, Salvemini non ritentò una terza gita a Terlizzi*
Per prevenire un'eventuale mossa di Salvemini il commissario di Polizia Vicario prese l'iniziativa, e andò in tribunale e pretese che i colpi di revòlver fossero stati esplosi dal gruppo degli amici di Salvemini. Il tribunale non accolse questa assurda pretesa, ma tutti i tonfativi di Salvemini per far condannare il commissario di polizia per truffa riuscirono vani, e due unni dopo un'amnistia cancellò qualsiasi
) Questo ed altri documenti sull'intervento del clero nella elezione si trovano itaWUnhà del novembre e del dicembre 1913.
2) G. S., L'elezione di lì ì tonto, memoria per la Giunta delle Elezioni, p. Ì2,