Rassegna storica del Risorgimento
SALVEMINI GAETANO
anno
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1951
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pagina
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98
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Enzo Tagliacozzo
a quella del sindaco repubblicano, una fabbrico di certificati elei turali , diretta da un prete.
Il giorno delle elezioni ì malviventi si recarono di buon'ora sotto gli occhi della polizia a chiudere a chiave la sede della Lega dei contadini del Comitato elettorale dì Salvemini. Essi ordinarono a tutti i contadini che incontrarono di non votare* o stracciarono i loro certificati elettorali. Ugo Ojetti, che risiedeva in una casa che dava su tre diverse sezioni elettorali, vide dei malviventi aggredire a pugni e bastonate gli elettori all'entrala delie sedi elettorali. I poliziotti fecero la loro parte distribuendo ceffoni e spintoni. Per dne o tre volle nel corso della giornata gruppi di elettori cercarono di far uso del loro diritto ma furono invariabilmente respinti. Ojetti vide la polizia formare un semicerchio di fronte all'entrata delle sezioni elettorali, e un uomo indicare agli agenti quelli tra gli elettori a cui ai doveva permettere di votare. La stessa storia ai ripetè di fronte ad altre sezioni elettorali. Più di 700 seguaci di Salvemini dichiararono che era stato impedito ad essi di votare. Questi calcolò che nei due centri del collegio gli erano stati sottratti* mediante ostruzionismo nella distribuzione dei certificati elettorali e mediante atti di violenza* circa duemila voti.
Il quartiere generale di Salvemini era in casa del suo amico Picca. Ivi, dalla mattina fino alla sera sfilò una processione di contadini e marinai, i quali vennero a raccontare al loro candidato gli abusi subiti. Tutti quanti avevano le tasche cucite per impedire agli avversari di farvi scivolare un coltello e farli poi arrestare per porto d'armi abusivo. Umberto Zanotti-Bianco, che era presente, ebbe agio di osservare lo stato di esasperazione e di umiliazione di quelli che erano stati bastonati e che non avevano potuto esercitare il loro diritto di voto per la voluta inerzia della polizia. Non più vi ubbidiremo gridò un contadino a Salvemini un'altra volta ci raccoglieremo qui con le accette . E un altro contadino disse a Zanotti Bianco: Noi non l'abbiamo coi poliziotti, poveri figli sono comandati; ma col eig. Gioii iti che fa cosi perchè è piemontese e non è carne nostra, e col sig. Prefetto che fa cosi perchè è lombardo, e non è carne nostra *. *)
Nonostante tutto a Molletta in alcune sezioni elettorali i risultati furono favorevoli a Salvemini che riuscì sconfitto per poco, ed ebbe 2.478 voti contro 2.580 ottenuti da Pansini.
A tarda sera una folla di elettori vennero ad applaudire il loro candidato sotto le finestre della casa Picca. Ojetti ha raccontato l'episodio: Ma subito uno squillo di tromba dà il segnale dell'arrivo del commissario e dell'ordine di sciogliersi. E arriva li sullo anche la truppa. Per poco, ahimè... La folla s'è sciolta subito, s'è sperduta correndo giù pei vicoli oscuri, e la truppa se ne va, e le guardie se ne vanno. Allora nella piazzetta vuota arriva invece tumultuando la solita banda e urla gli insulti più atroci e le minàcce più folli, e d'un tratto comincia a sparare contro i muri e le finestre della sala, dove siamo raccolti, dieci, venti, cinquanta revolverate. Qualche palla morta entra attraverso le persiane del balcone fin nella stanca. Ci raccogliamo tra due finestre contro il muro, in silenzio. Fin nelle scale della casa Picea quei liberi cittadini ecaricavano le loro armi, con un lungo rimbombo sotto le volte L'assalto vano dura più di mezz'ora. Ma questa volta la legge non appare. Poi lo teppa pare si stanchi al nostro silenzio. Si allontana. Torna verso il tocco. Le rcvol-
*) Relazione di Umberto Zanotti Bianco. Allegato li a G. S. L'élesióM di Molfetta,
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