Rassegna storica del Risorgimento

SALVEMINI GAETANO
anno <1951>   pagina <99>
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Le avventure elettorali di Salvemini, ecc. 99
verate son più rare. Devono mancare le munizioni. Si contentano di scagliare sassi. Finalmente al tocco e mezzo passano quattro carabinieri che scortano un presidente di seggio e la sua gran busta gialla; e i malviventi si allontanano indisturbati. Il giorno appresso nessun arresto è stato fatto.... U
Molli anni dopo, la figlia di uno dei Ministri di quel gabinetto Giolitti incontrò Salvemini negli Stari Uniti, e gli raccontò che suo padre era presente mentre Gio­liti! attendeva i risultati delle elezioni. Quando il Primo Ministro senti che i due suoi maggiori avversari Salvemini e Giretti erano stati sconfitti, si stropicciò le mani, esclamò con contentezza: Alla faccia della pastetta! e se ne andò a casa.
Àncora una volta Giolitti aveva vinto, ma il numero delle frodi e degli atti di violenza che fu costretto a far compiere per risultare vincitore nelle prime elezioni a suffragio universale fu assai maggiore che in quelle precedenti. Di con­seguenza, le colonne dei giornali furono piene di scandali e il prestigio morale del Primo Ministro ne usci srosso. Salvemini fece la sua parte compilando due me­morie per la Giunta delle elezioni. In una di esse chiese l'annui lamento della elezione di Pansini e raccontò in tutti i particolari le illegalità commesse contro i suoi sostenitori, e nell'altra confutò le accuse mossegli dagli avversari. Tuttavia la maggioranza della Giunta elettorale convalidò la elezione di Pansini.
Ritornato a Molfetta dopo la sua sconfìtta elettorale, Salvemini ricevè una grande accoglienza da parte di una folla di sostenitori. Le elezioni provinciali che ebbero luogo nel luglio 1914 dimostrarono che senza intervento governativo i ri­sultati delle elezioni politiche sarebbero stati assai diversi. Questa volta Salvemini fu scelto come candidato a consigliere provinciale ed i suoi sostenitori dichiararono di voler dare alla sua candidatura il preciso significato di una protesta contro le elezioni politiche dell'ottobre precedente. La polizia e la malavita non intervennero, e Salvemini, che aveva ricevuto 2478 voti nelle elezioni politiche, ne ottenne ora 4850.2) Il Partito repubblicano preferì astenersi dalla lotta.
La persistenza degli attacchi di Salvemini contro Giolitti non si spiega solo col suo temperamento che Io porta a reagire violentemente contro le prepotenze e le ingiustizie. La distinzione tra regioni civili, in cui bisognava rispettare le regole del gioco democratico, e regioni arretrate, ove ogni cosa era ritenuta lecita, feriva Salvemini in quanto meridionale. C'era anche un naturale risentimento nel con­statare che i risultati dell'introduzione del suffragio universale erano stati annullati. Ma, soprattutto, vi era la profonda convinzione che la scrupolosa correttezza dei metodi elettorali è il necessario presupposto del normale funzionamento delle istituzioni democratiche, e che la democrazia diventa una irrisione se colla frode s'impedisce alla volontà del popolo di manifestarsi.
Recentemente Salvemini ha scritto che, pur senza fare ammenda per aver com­battuto Giolitti, egli riconosce che i suoi attacchi avrebbero potuto essere più tempe­rati, giacché l'esperienza degli ultimi venticinque anni di storia mondiale lo ha per­suaso che Giolitti non solo fu assai migliore del suo predecessore Crispi e del suo successore Mussolini, ma non fu peggiore di molti uomini politici degli altri paesi
1) UGO OJ'ETTI, Ricordi di una domenica di passione. L'elezione del 26 ottobre 1913 a Molfetta, in appendice alla seconda ediz. del Ministro della malavita, pp. 78-79.
2) L'elezione politica di Molletta alla Camera dei Deputati, relazione di mino* ronza alla Giunta delle Elezioni, firmata dal deputato Giacomo Ferri, ma scritta da Salvemini.