Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CONGRESSI STORICI
anno <1951>   pagina <174>
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174 / lavori del Congresso
la coopcrazione del benemerito fratello istriano Caini Ilo de Franceschi, ora esule a Venezia.
Quel primo congresso triestino fu una festa gloriosa della nostra liberazione e si chiuse solennemente con la proclamazione a soci onorari dei grandi fattori della vittoria d'Italia e nostri liberatori, il Duca d'Aosta, i Generali Cadorna e Diaz e l'Ammiraglio Tbaon di Revel.
Questo secondo odierno congresso sia l'augurio per il definitivo ritorno alla Patria delle nostre terre secolarmente romane e italiane, affacciate alla sponda orientale del Mare nostrum*
Viva l'Italia .
A nome della presidenza dell'Istituto la dott. Emilia Morelli legge il seguente messaggio di Gaetano De Sanctis:
Se le molte occupazioni mi tolgono ancora una volta il piacere di accogliere l'invito di Trieste, non voglio manchino il mio saluto e il mio augurio alla città nobilissima ed ai partecipanti al XXIX Congresso del nostro Istituto. Ventott'aunyi sono trascorsi dall'ultimo tenuto a Trieste nella primavera del 1922, ventott'anni di varie esperienze, culminate nell'aspro tormento della seconda guerra mondiale con la sua eredità di sacrifici, di dolori, di delusioni. Non è senza significato che questo nuovo convegno consacrato alla storia del Risorgimento si svolga proprio nella città che per tanto tempo fu simbolo vivo delle speranze e della fede degli Italiani nel compimento ultimo dell'unità della Patria, e proprio in quest'anno. Spenta l'eco recente dei grandi centenari, le cui ricorrenze furono tema doveroso e solenne agli ultimi due congressi, nessuno potrebbe pensare ad elevare particolare tributo d'onore a quello del 1850, un anno come tanti altri nella storia di tutti i paesi. Ma un anno, tuttavia, se non clamoroso per gesta paragonabili a quelle del biennio eroico, degno in ogni modo di memoria, per aver segnato l'alba di una riscossa del nostro paese, morale prima che materiale. Vinto sui campi di battaglia e sulle mura contese di Palermo, di Venezia e di Roma il tentativo generoso dell'indipendenza, represso con nuovi patiboli e nuove carceri e nuovi esili l'anelito alla libertà, piegata e piagata, l'Italia non era domata né dallo straniero vittorioso, né dalla risorgente reazione interna. Non moriva per quelle sconfitte e per quelle repressioni la fede nella Patria e nella libertà, non si cancellava il diritto all'avvenire. Da ogni parte, nomini di diverso pensiero riprendevano l'opera interrotta, che fu di tutti e non di uno solo e, pur nella inevitabile e non mutile discordanza dei programmi e dei metodi, strinse in una sola volontà i credenti nel duplice ideale della Patria e della libertà. Poiché, come bene ha detto un grande Maestro, Francesco Ruffini, il Risorgimento ita­liano è Btato non una monoionia, ma una grande polifonia di voci, fuse tutte in una supcriore armonia.
Oggi come allora l'Italia è da poco uscita, piegata e piagata, da un'amara esperienza, ma oggi come allora la sua fede e il suo diritto sono intatti, oggi come allora gli uomini di buona volontà, qualunque aia il loro credo, lavorano per il trionfo di quella fede e di quel diritto.
A noi, studiosi dell'epoca gloriosa in cui fu raggiunta e consacrata l'unità della Patria, spetto più che ad altri custodire quella fede, testimoniare quel diritto.