Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CONGRESSI STORICI
anno <1951>   pagina <177>
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I lavori del Congresso 177
sialo vollu a volta patrimonio di singoli, trasferito poi nella coscienza collettiva ed esploso qualche volta nella affermazione concreta, attuale di questa volontà che si andava (ormando, conteneva in sé i germi anche di una profonda trasforma* zione sociale. Nessuno potrebbe negare che a mano a mano che si andava formando un'Italia unita, si- andava anche formando un livellamento di classi, si andava for­mando una condizione generale di progresso che ha avuto senza alcun dubbio delle tappe notevolissime, che basterebbe, per rendersene conto, con dati concreti alla mano, guardare in ogni campo della vita economica e sociale, quello che è stato Io sviluppo avvenuto a mano a mano che si andava fondando l'unità del nostro Paese.
Questo è un significato marginale, non è il fine per cui voi studiate questi aspetti, ma è un significato che interessa, die certamente sarà sviluppato e sarà attentamente meditato da quanti come ho detto guardano ai risultati di questo vostro congresso con una visione che va al di là di quella di uno studio puro e semplice.
Forse noi, qualche anno fa, potevamo ritenere che il Risorgimento fosse un fatto compiuto, che cioè l'Italia era fatta e che occorreva solo formare il carattere degli Italiani con un completamento spirituale, culturale, morale dell'unità della Patria che mai avrebbe avuto termine, come mai ha termine la possibilità di per* fezionamento dello spirito... Ma oggi noi dobbiamo constatare, senza recriminazioni, senza valutazioni, dobbiamo constatare che anche da un punto di vista materiale questo Risorgimento ha fatto un passo indietro e la vostra disciplina è divenuta nuo­vamente una disciplina di attualità, uno studio di fatti contemporànei. Dopo l'altra guerra, forse ognuno di noi poteva ritenere chiuso quel grande ciclo del Risorgimen­to con quegli adattamenti alla realtà che anche gli storici sono costretti a fare. Si può catalogare numericamente, sì può parlare, come ha fatto giustamente Salvatorelli, di un primo, secondo, terzo e quarto Risorgimento, ma il Risorgimento oggi noi dobbiamo vedere tracciato come una parabola che non ha ancora raggiunta la sua conclusione, e nessuno di voi credo deve, senza fare torto alle ragioni politiche delle esigenze di carattere internazionale che hanno portato a determinate conclusioni provvisorie; nessuno di voi, particolarmente di voi studiosi di storia, può ritenere che la formazione di un territorio libero, quello in cui siamo ospitati, in cui voi tenete il vostro congresso, possa considerarsi come un fatto definitivo, come una soluzione che abbia una sua validità e perennità che resista alla storia (applausi).
E se noi accettiamo questa definizione di libero, comparandola con le condizioni non libere dei mesi e anni terribili finali della guerra, certamente non potremmo accettarla comparandola con le situazioni precedenti in cui Trieste era ancora giuridicamente quella che è nella relatà, una delle tante libere Provincie della Nazione italiana (applausi).
Noi sappiamo che oggi tutti sono molto più prudenti, e l'italianità di queste terre non viene più seriamente discussa, e quella frase che oltre quattro secoli fa il Comune di Trieste oppose alla pretese del Governo dell'Arciduca, che voleva imporre Fuso del tedesco negli atti processuali che si svolgevano in questa città: Cuna latini sunuia, linguam ignoramus teùtonicam, noi sappiamo che ha una sua validità attuale e che essendo voi romani e latini avete il diritto e il dovere di ignorare la lingua teutonica del passato e anche tutte le altro lingue che possano avere un addentellato con i fatti attuali. Voi studiosi di storia certa­mente siete delle persone che devono conservare sempre una grande freddezza e