Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CONGRESSI STORICI
anno <1951>   pagina <184>
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184 I lavori del Congresso
apporti di Bedarìda alla storia di Maroncelli e del Risorgimento Italiano, ma tengo a manifestare in questa sala, in questa, sala di Trieste, la mia espressione di rico­noscenza come studioso e come italiano allo studioso e al francese Bedarìda.
Se oggi i rapporti culturali italo-francesi hanno un cosi vivo, cosi simpatico, così caldo sviluppo, questo si deve in grandissima parte all'opera che Henri Beda­rìda viene svolgendo da alcuni anni, ed in modo particolare a quel cordiale intervento di Bedarìda e dei suoi colleghi ed amici nel nostro primo Congresso di Storia del Risorgimento dopo questa ultima guerra mondiale;
10 non posso ricordare senza commozione* e non crediate ch'io lo dica tanto per dire; no, effettivamente io non posso ricordare senza commozione che nella sala della Villa Reale a Milano due anni e mezzo fa, nel marzo 1948, Bedarìda a me sopraggiungente in ritardo, come mi succede spesso ai congressi, venne incontro per annunciarmi una notizia che io non sapevo ancora, una notizia che nessuno in Italia sapeva ancora se non gli uomini di Governo: la dichiarazione con la quale le potenze occidentali garantivano all'Italia Trieste. Questa notizia fu data a me da Bedarìda nel marzo 1948, e per questa notizia non soltanto data a me da nn collega, ma da un collega francese credo che oggi sia da dire grazie al collega Bedarìda .
CABLO ARRICONI. Ricorda una lettera scrìtta da Mazzini alla madre nel no* vem'bre 1834 in cui, tra l'altro, è detto: ammiro Maroncelli per tutto quello che ha scritto, ma soprattutto per quello che ha sofferto ; però non lo amo gran fatto . Questo scrive Mazzini alla madre.
11 Luzio che riporta queste parole nel suo libro aggiunge in nota che, nel 1832, il Maroncelli a Parigi, tra le altre sofferenze, dovette subire raffronto di passare come spione dell'Austria.
HENRI BEDARÌDA. Mi ricordo di aver letto l'articolo del Luzio che è severo per Maroncelli, e questa severità sarebbe un po' confermata dai giudizi del de Latour, che al principio aveva della simpatia e molta pietà per lui e lo ha aiutato in molti modi.
Nei regimi di polizia è facile far passare uno come spione. Io non lo credo, e tutti i documenti fanno ritenere ingiusta quella calunnia.
CESARE SPEJ.LANZON. Osserva a sua volta che tanto il Pellico quanto il Maron­celli non sono stati degli esempi di fermezza e che di fronte al magistrato inqui­rente hanno commesso dei gravi errori, anche se la situazione era compromessa dal sequestro delle lettere che il Maroncelli aveva scritto. C'è da deplorare che i documenti siano andati distrutti dai bombardamenti a Milano nel 1943 ; erano chiusi in una, busta sulla quale Giolitti aveva messo il veto per la pubblicazione. Nell'anno 1929 o 1930, quando si è fatta una pubblicazione in onore del Luzio, PÌ ero tentato di pubblicare anche questi documenti.; ma il veto era stato ancora una volta rinnovato.
CESARE SPKI.I.AN/.ON. Svolge In comunicazione: Le riforme del regime coree-ratio detto Spielberg dopo la pubblicazione de .Le mie prigioni . (La comunica­zione non è pervenuta alla redazione).