Rassegna storica del Risorgimento
TRIESTE ; CONGRESSI STORICI
anno
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1951
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pagina
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189
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I lavori del Congresso 189
Nel corso della cerimonia di chiusura hanno preso la parola l'on. uw. Stecchimi, in rappresentanza del Sindaco di Gorizia, il prof. Snodi, il prof. A. M. Ghisalherti per la Presidenza dell'Istituto del Risorgimento, il prof. Bourgin, il prof. Cortese, e il prof. Palutan. Eccone i discorsi.
L'aw. GIOVANNI STECCHINA:
Ho l'onore di porgere a nome del Sindaco di Gorizia il 6aluto cordiale ai congressisti oggi convenuti in questo mirando castello per chiudere i lavori del XXIX Congresso del Risorgimento.
Gorizia è lieta di essere stata scelta come sede per concludere questi lavori, e soprattutto in questo storico castello, die è- il testimone perenne della sioria e compagno inseparabile della vita di Gorizia.
Sento pure il dovere di porgere un deferentc saluto anche agli illustri rappresentanti francesi, che oggi sono insieme a noi convenuti per ricordare le pagine meravigliose del Risorgimento italiano.
Questo castello, in origine, nell'età del bronzo, era un castello modesto, attorno al quale vivevano i primi abitatori di questa zona. Indi divenne una vedetta romana e rimase tale fino al 600, cioè dopo la caduta dell'Impero Romano di occidente. In quell'epoca Gorizia, ed in generale la regione, furono sommerse dalle invasioni barbariche e la storia di Gorizia si perde nella nebulosità dell'incerto.
Le prime notizie sicure le abbiamo attorno al mille, quando la citta venne in possesso dei Conti di Gorizia, che erano a capo di un piccolo stato che dalle Alpi arrivava fino al mare. L'ultimo di questi Conti era il Conte Leonardo, sposato a Berenice di Mantova, che morì senza figli. Per effetto di un patto di successione stipulato con la casa d'Austria, la Contea di Gorizia passò alla dominazione tedesca. Però già prima i. Conti di Gorizia, e soprattutto il Conte Enrico I, avevano stretto rapporti con i rappresentanti dell'Impero Romano, col Sacro Romano Impero di lingua germanica. Il Conte Enrico H, detto anche il Grande, aveva bensi rapporti coi principi tedeschi, ma aveva anche rapporti con i principi italiani.
Anche si narra che nel 1308 fosse ospite di Gorizia Dante Alighieri accompagnato dal suo amico Cangrande della Scala. Comunque, questi Conti di Gorizia si estinsero nel 1500 e per effetto del suddetto patto di successione, Gorizia venne in possesso della casa d'Austria. In contrasto però con Venezia, la quale vantava pretese su Gorizia in quanto i Conti di Gorizia nella loro qualità dì avvocati imperiali non erano mai riusciti a strappare dal cuore dei Goriziani l'affetto per la Repubblica di San Marco.
Il sabato santo del 1508, sulla cima di questo colle, fu per la prima volta issato il Gonfalone di San Marco, perchè quel giorno, per la prima volta, Gorizia, veneziana d'origine, venne strappata alla dominazione austriaca. Breve fu la durata del dominio veneziano, perchè in seguito alla Lega di Candirai, Casimiro 1 riprese
Gorizia.
Il dominio austriaco vi rimase quattro secoli, fino al 1915, quando fu distrutto dai nostri fanti. Vienna tentò di cancellare il ricordo di Venezia e di strappare dal cuore dei goriziani l'affetto per la Repubblica di San Marco.
Ferdinando I, nel 1608, impose ai suoi sudditi sia ecclesiastici che laici di interrompere qualsiasi rapporto col patriarca di Aquilcia e di riconoscere l'autorità del Nunzio a Vienna.