Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CONGRESSI STORICI
anno <1951>   pagina <190>
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I /avori dal Congresso
Successivamente, Marie Teresa nel 1751 soppresse LI patriarcato di Aquileia, appunto perchè il patriarca di quel luogo era italiano e prima di tutto goriziano. E Maria Teresa vedendo che sempre in questi paesi era vivo il ricordo per Venezia cercò di ricorrere all'espediente di addirittura sopprimere gli elementi italiani di questi paesi, procedendo sistematicamente alla germanizzazione di meste terre e facendoli sostituire con funzionari ed altri impiegati statali che dovevano soppiantare l'elemento locale.
Ma questa politica di Maria Teresa e di suo figlio Giuseppe II a nulla riuscì. Gli Italiani di queste terre guardavano sempre verso Venezia e verso l'Italia, e questo è forse il germe di quello stato d'animo che più tardi fu definito irre­dentismo . L'Austria cercò di sopprimerlo ed annientarlo. Cercò non soltanto di sopprimere il sentimento politico favorevole all'Italia, ma addirittura di can­cellare da questi paesi l'elemento italiano, di sopprimerlo e di tedeschizzare questi paesi: ma non ci riuscì. Più tardi, dopo che l'Italia nel 1866 si era fermata a Cormons, l'Austria cambiò politica e cercò di allearsi a quegli slavi che erano giunti al seguito dei Longobardi del 1500 fino dalla Corniola, a quegli slavi che avevano già cercato, come racconta Paolo Diacono, di impossessarsi nel 1600 del ducato del Friuli. Ma erano stati fermati a Cividale. L'Austria si alleò cogli slavi e cercò a loro mezzo di soppiantare l'elemento italiano e di detronizzare il sentimento italiano.
Non occorre che io mi dilunghi a spiegare cosa abbia fatto l'Austria con persecuzioni, con violenze, perchè è storia di ieri. Comunque l'Austria non riuscì né a tedeschizzare né a slavizzare questi paesi, perchè l'elemento italiano aveva tanta forza e la sua civiltà era talmente superiore che era riuscito addirittura ad assimilare quelle genti destinate a sopprimerlo.
L'ultimo atto compiuto dall'Austria è stato quello del 24 maggio 1915 quando in questo castello furono rinchiusi cinque ostaggi goriziani, che dovevano rispon­dere in caso di un eventuale sabotaggio commesso contro l'esercito austriaco. In questo castello furono rinchiusi dei cittadini goriziani dell'ufficio sanitario tra cui Giuseppe de Furiarti, Cesare de Peris e l'usciere del Comune Carlo Vouch. Tutti costoro appartenevano al Partito italiano e come tali erano, di fronte all'Au­stria, colpevoli di tradimento e per questo motivo, mentre altri cittadini di sentimenti italiani erano stati deportati e rinchiusi in campi di concentramento, questi furono arrestati e trattenuti come ostaggi.
Ho citato questi nomi, perchè devono figurare nelle pagine della storia del Risorgimento, nel capitolo che parlerà dei patriòttici cittadini di Gorizia.
Questo sentimento di italianità rimase fino a oggigiorno vivo e palpitante in tutti noi goriziani. Se i fratelli delle altre Provincie d'Italia, delle altre Regioni d'Italia, hanno vissuto giorni dì sofferenza, giorni e mesi e anni di sacrificio in faceta al dominio straniero, quelli di Gorizia hanno sofferto maggiormente in quanto non dovevano soltanto difendere i loro sentimenti ma anche la loro lingua.
L'Austria cercò di cancellare ogni ricordo veneziano, ma i cittadini di Gorizia, i suoi migliori figli, hanno combattuto o con la penna o con la spada, sempre, per la causa italiana.
Non posso non ricordare quell'abate Giovanni Elpidio, il quale nato da nobile famiglia austriaca nel 1600 qui a Gorizia laureatosi all'università tedesca di Graz, come pegno del suo patriottismo volle lasciare ai suoi cinquemila concittadini