Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CONGRESSI STORICI
anno <1951>   pagina <194>
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194 l lavori dei Congresso
toglie ad una casa la stallo, spezza una stazione in due? La tua Patria ieri ero là; la tua Patria, oggi, è qui. II sole contìnua ad' alzarsi tutte le mattine allo stesso punto; germoglia ancora il grano; fanno ancora all'amore gli uomini al di qua e al di là del confine, al di qua e al di là di quel reticolato che oggi abbiamo visto. Ma al di là c'è un soldato armato che non ha più la divisa del soldato del giorno prima; e se voi cercate di varcare quel reticolato, quel soldato vi scaricherà una raffica di mitra, in nome del suo dovere, fondato sul diritto nato un giorno dal gesto di chi ha tracciato una linea con una matita rossa e blu che aveva sullo scrittoio. Triste cosa ridurre i confini delle patrie in questa maniera, ma triste cosa anche credere che la vita dei popoli si arresti a quei confini.
All'umanità attraverso le patrie noni significa rinnegare la propria Patria, ma significa prepararsi e mettersi alla ricerca di una più grande Patria, quella che la Provvidenza ci diede come Patria di tutti, l'umanità. Questo è il nostro compito: raggiungere questa meta costituisce il nostro problema ed il nostro lavoro. Ma per questo, appunto, se rispettiamo l'altrui, chiediamo sia rispettata la nostra, al di qua e al di là del reticolato; vogliamo siano sacre le patrie dì tutte, ma noi Italiani chiediamo che sia sacra anche la nostra.
Vecchio soldato dell'altra guerra, di quella che l'intera generazione si illuse fosse l'ultima, ho ascoltato con commossa ammirazione la rievocazione della sto­ria di Gorizia che ha fatto or ora l'amico Stecchimi, ed ho pensato che anche questa piccola storia locale ci ammonisce che tatti contiamo qualche cosa, che tutti dobbiamo vivere insieme e dobbiamo sforzarci di costituire una qualche più larga, più viva e più degna società umana. Questa nostra Italia è venuta fuori da tante piccole Gorizie, da tante, piccole patrie attorno alle quali ciascun cittadino piantava il suo bravo reticolato per impedire a quelli delle altre di metter piede nella sua. Ma, nel corso dei secoli, siamo riusciti a levare quei reticolati e a fare di tutte quelle piccole patrie un unico stato, un'unica società, che ci ha raccolto tutti senza più drusi o sentinelle che si sparino scambievolmente addosso da una parte all'altra. Questo risultato è una tappa intermedia su un più arduo cammino, in fondo al quale sorridono le ultime dee superstiti Giustìzia e Libertà .
Rispettoso della nostra storia più recente e sicuro di interpretare lo spirito ammonitore, il nostro Istituto sotto la guida di Gaetano De Sanclis, ha in questi ultimi cinque anni lavorato attivamente ad una miglior conoscenza della storia del nostro Risorgimento. Per questo ha chiamato a raccolta uomini di varia fede e di diversa formazione; per questo, accanto agli studiosi italiani ha desiderato, caci compagni di lavoro, studiosi di altre nazioni. Tra questi mi piace questa sera salutare caramente gli amici di Francia che ci hanno dato così calde e vive prove di comprensione e di affetto fin do quel congresso quarantottesco di Parigi, che raccoglieva per la prima volto, dopo quest'ultima guerra, i rappresentanti delio scienza storica di Europa e d'America. Il contributo, la collaborazione degli amici francesi, e non tanto per il .troppo abusato luogo comune del soro-rame latino, ci sono particolarmente graditi. Diciamolo francamente, finche questi due grandi pilastri della civiltà europea Francia ed Italia, rimarranno in piedi, l'Europa fi salverà, se essi crolleranno, crollerà la civiltà europea. L'ora è tarda e non voglio abusare più oltre della vostra pazienza. Ma prima di lasciarvi con­sentitemi di ringraziarvi tutti, amici congressisti: voi tutti: avete contribuito a