Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI
anno
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1951
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pagina
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197
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COMUNICAZIONI
. LA TRADIZIONE DEL RISORGIMENTO E L'ATTEGGIAMENTO DEI CATTOLICI DOPO L'UNITÀ
Prima ancata che l'unità italiana fosse compiuta e venisse, con la presa di Roma, infetto l'ultimo colpo al potere temporale, Pio IX, con il Sillabo del 1864, aveva già formulato una solenne e definitiva condanna degli ideali liberali e laici alla luce dei quali si era formata la nuova Italia; cosi pure, fin dal 1857, la formula né eletti né elettori, prima espressione della volontà dei cattolici di astenersi dalla vita politica nazionale, era stata lanciata da don Margotti. Tramontato il mito di Pio IX e fallito il movimento neo-guelfo, i cattolici italiani, salve le sparate schiere di cattolici-liberali e liberali-cattolici, si erano trovati fuori dal Risorgimento e vi avevano rappresentato, per usare un'espressione comune della storiografia idealistica, l'Antirisorgimento; a maggior ragione, dopo il 1870, essi dovevano rifiutare d'intervenire nella direzione politica dello Stato italiano.
Se in un primo tempo il contrasto tra la Chiesa e lo Stato italiano apertosi con la breccia di Porta Pia era sembrato irreparabile, in seguito anche in Roma, nel mondo agi tantesi tra Vaticano e Quirinale, e perfino in Pio IX e nella Curia, la scissione era meno profonda di quanto apparisse. *) Si era, come afferma il Croce, creato una specie di modus vivendi e se la Chiesa cattolica teneva lontani i suoi dalle lotte elettorali e parlamentari...; e se questo giovava ai fini del Papato nei suoi rapporti coi cattolici stranieri, giovava parimenti ai fini dell'Italia, che ne guadagnava tempo e respiro per raffermare la sua vita laica e per rendere non temibile l'urto di quelle tali falangi, quando più tardi si fossero risolute a scendere nell'agone. 2)
Molteplici furono, d'altra parte, i tentativi di gruppi cattolici di influenzare il pontefice per ottenere da lui l'abolizione del non expedit e molti episodi si potrebbero ricordare, significativi del loro desiderio di partecipare alla vita politica dello Stato italiano, sia negli ultimi anni del secolo XIX che nei primissimi di quello nuovo. opportuno tener presente che l'impulso dato dalle encicliche dì Leone XIII all'azione sociale dei cattolici rese anche più facile la possibilità di sconfinare dal campo sociale a quello politico: lottare per attirare nelle file delle organizzazioni sociali cattoliche gran numero di aderenti per poi rinunciare ad usufruire di questa forza sul terreno poli, tico, poteva apparire contradditorio. Di qua derivarono le lunghe polemiche sulla democrazia cristiana e sul valore preciso da dare a questo movimento, fino al tentativo da parte del gruppo più avanzato di questi democratici cristiani di trasformarsi in un vero e proprio partito politico, indipendente dall'influenza della stessa Curia romana.
All'inizio del secolo i cattolici italiani erano suddivisi in tre grandi schiere, in aperta polemica l'una contro l'altra: la schiera degli intransigenti difensori dello stata quo, ostili ad ogni ventilato mutamento della situazione; la schiera dei giovani
L. SALVÀTOKEUJI Pensiero e azione del Risorgimento, Torino, Einaudi, 2* ed., 1944, pp. 215-16.
*) B. CBOCE, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, Bari, Laterza, 9 ed., 1947,
p. 71.