Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI
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Luigi Ambrosoli
democratici-cristiani che mordevano il freno del non expedit; la schiera dei moderati che, pur auspicando la formazione di un partito cattolico, sì astenevano da atti intempestivi ed attendevano che la situazione per proprio conto maturasse e sì chiarisse. Degli intransigenti, ì clericali per definizione, non vi è molto da dire tranne che facevano capo ai gesuiti e che, fino all'ottobre del 1902 controllarono VOpera dei congressi attraverso il presidente di essa, il veneziano conte Paganuzzi, esponente di un gruppo, estremamente conservatore, di cattolici veneti; in sostanza questi ìntransingenti finivano con il rappresentare, senza alcun accenno ad un'impostazione nuova del problema, la tradizione dell'Antirisorgimcnto.
Il gruppo dei giovani democratici-cristiani aveva come suo tribuno Romolo Murri, il quale, dalle colonne della sua Cultura sociale, sosteneva un'azione politica intesa soprattutto ad assorbire grandi masse popolari per svolgere una rivoluzione guelfa in Italia. Scriveva il Murri: Che farebbe il Papa, ci si chiese, il giorno che avesse ottenuto un lembo d'Italia da Roma al mare? Continuerebbe a combattere, rispondemmo. Continuerebbe a. combattere: a meno che l'Italia non fosse già, o sinché non fosse profondamente e interamente cattolica e guelfa e non ritrovasse nel programma guelfo la sua coscienza nazionale. *) Il Murri avrebbe voluto così cancellare il Risorgimento come movimento formatore della coscienza nazionale italiana e avrebbe desiderato ritornare a prima del 1848 per rifare quel lungo cammino olla luce del solo ideale guelfo: la sua posizione era assolutamente antistorica in quanto pretendeva di negare quanto la storia aveva costruito. Se la coscienza unitaria italiana si era formata alla luce soprattutto degli ideali liberali e laici, non era possibile rifare questo processo ma tuttalpiù sarebbe stato possibile far sì che questa coscienza nazionale venisse a partecipare anche degli ideali guelfi.
Se il Murri finiva per predicare la guerra allo Stato italiano, I moderati si sforzavano invece di creare i presupposti per una pacificazione tra Chiesa e Stato. I moderati avevano il loro organo nell'Osservatore cattolico, il quotidiano milanese, che, all'inizio del secolo, subì l'influenza del pensiero di Filippo Meda, al quale diede il suo appoggio perfino don Albertario che era stato violento scrittore temporalista e che, per il suo atteggiamento nei confronti dello Stato italiano, aveva subito una grave condanna nel 1898.
Furono costoro i primi, fra i cattolici italiani, a riconoscere il valore del Risorgimento accettandolo come processo formativo dell'unita italiana, ed a parlare, anzi, di un contributo cattolico al Risorgimento stesso. L'atteggiamento del Meda e del gruppo milanese si manifestò apertamente in un episodio del 1901, al congresso della sezione giovanile del Comitato diocesano milanese dell'Opera dei congressi, tenuto il 6 ottobre a Varese, attraverso discorsi ed interventi del Meda stesso, dell'Arcar), del Necchi e di altri. Riferiamo il discorso dell'Arcar! nelle parole del cronista dcl-YOsservatore cattolico: Terzo brinda Arcari all'Italia, notando come sia pieno di significato che in un'adunanza giovanile 'inauguri il costume dei cattolici delle altre nazioni di levare un pensiero augurale alla Patria, considerandola come un'alta idealità superiore alle parli politiche; e come sia tempo che i cattolici non si prestino più al gioco liberale di considerare in blocco il risorgimento nazionale, ma rivendichino a sé il diritto dì celebrarne le pagine veramente gloriose. 2) Il Necchi presentò poi
1) Cultura sociale, o. Ili, n. VI, 16 marzo 1900, p. 83.
2) Osservatore cattolico, 6 ottobre 1901.