Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI
anno <1951>   pagina <199>
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La tradisiane del Risorgiménto, ecc. 199
una mozione in eoi sosteneva il dovere delle associazioni cattoliche giovanili e dei giovani cattolici in genere di partecipare in ogni occasione al movimento politico, amministrativo e sociale per ottenere la diffusione delle idee cristiane di libertà, di ordine e di giustizia in antitesi a quelle del liberalismo dottrinario e del socialismo materialista e per procurare la garanzia della indipendenza e della unità nazionale nella pace religiosa... ') L'ordine del giorno presentato dal Necchi provocò qualche esitazione in parte dei presenti ed il Meda, che presiedeva l'assemblea, volle vincerle con il peso del suo intervento* affermando che è tempo di uscire dalle frasi vaghe e di affrontare le formule nette che dicano senza inutili velature il nostro pensiero patriottico... Àncora vi hanno dei giornali che non si peritano di inquinare l'azione cattolica pretendendo di congiungerla a rivendicazioni ripugnanti alla coscienza nazionale, ed abbassando così la grave questione della libertà pontificia al livello di una questione dinastica e tradizionale; noi non possiamo esser sospetti di dimen­ticare la causa del papa, ma vogliamo si sappia che per noi è inseparabile da quella dell'I talia e che nessuna antitesi crediamo possa essere tra il vero bene del paese e la libertà del pontificato. 2)
Fu veramente questa la prima occasione in cui cattolici italiani usarono un lin­guaggio cosi audace, affermando l'esigenza nuova in loro di inserirsi nella tradizione del Risorgimento come forza storica di esso per riconoscere la patria italiana, l'unità nazionale e per dichiarare che le rivendicazioni sostenute da altri cattolici erano e ripugnanti alla coscienza nazionale. E non poche furono le polemiche che Patteggiamento del Meda, dell'Arcari e dei Necchi suscitarono nel campo della stampa cattolica: le accuse più vivaci al gruppo milanese furono mosse dall'Unità cattolica, giornale che era stato fondato da don Maxgotti a Torino e in seguito aveva trasportato le sue tende a Firenze, continuando, però, a mantenere la posizione di organo degli intransigenti. Il Meda rispose con una lettera al Sacchetti, direttore di quel giornale in cui, tra l'altro diceva: Prima di tutto, per conto del dott. Arcari, debbo dirle che con il suo brindisi egli non ha voluto identificare con la patria e con l'Italia lo stato italiano presente; egli ha voluto soltanto esprimere il suo pensiero, che è pensiero non di oggi e non di pochi, potersi e doversi dai cattolici tenere sulla storia del nostro paese un giudizio che non sia di condanna in blocco del risorgimento nazionale, in cui secondo lui, ed anche secondo me, e secondo tanti altri, ci sono delle pagine veramente gloriose. 3)
11 Meda insisteva pertanto nella difesa dei concetti già chiaramente espressi dorante il congresso del 6 ottobre rendendo più esplicito l'omaggio al Risorgimento nazionale ed invitando i cattolici ad una revisione della loro interpretazione della più recente storia italiana. 11 pensiero del Meda era del resto già ben chiaro quando, due anni prima, polemizzando con il Murri, scriveva: Che cosa intendi tu per stato? Quando dici della guerra da fare allo stato ti riferisci allo stato italiano quale è oggi dominato da un partito a noi avverso o allo stato in se come organo del potere sociale? Nel primo caso la tua formula si riduce albi mia. Nel secondo no, perchè io dico che noi dobbiamo far cessare la guerra dello Stato contro la Chiesa e ridurre il rapporto
') Osservatore cattolico, 6 ottobre 1901. ~ì Osservatori cattolico, 6 ottobre 1901.
3) F. Ore IATI, La storia detrazione cattolica in Italia (18 55-29ÌM), Milano, Vita e Pensiero, 2* ed., 1922, p. 217.