Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI
anno <1951>   pagina <202>
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202 Luigi Àmbrosoli
essi agivano in modo da intaccare gli ideali della tradizione risorgimentale e da affer­mare invece alcune esigenze della loro confessione religiosa. Ma nonostante le garanzie di un arresto del processo di laicizzazione dello Stato italiano ohe si possono dedurre dalle promesse formulate dal Giolitti, l'Antirisorgimento appariva sconfitto nella que­stione per cui aveva soprattutto combattuto: il potere temporale del Papato, questione che veniva ad essere archiviata per sempre (ma all'influenza che la Chiesa aveva diret­tamente esercitata nei secoli come potenza politica, si sostituirà quella esercitata nei diversi parlamenti nazionali dai partiti cattolici moderni).
Se il patto Gentiloni fa esperimento che, nei limiti della competizione elettorale* diede buoni risultati, i cattolici non si fermarono, però, ad esso e si sforzarono di assu­mere responsabilità più gravi e, soprattutto, di agire indipendentemente. Dice il Gobetti che il Meda conservatore potè essere all'avanguardia come deputato e come mini­stro, primo tra i cattolici, dopo i neo-guelfi, che osasse accettare anche ufficialmente la responsabilità di un nuovo Stato sorto sulle rovine di una trascendente autorità .l) va aggiunto che egli accettò di diventare ministro durante la prima guerra mondiale e dopo che la Santa Sede si era mostrata avversa all'intervento italiano contro la cattolicissima Austria. s)
Solo nell'immediato dopoguerra si pervenne alla formazione ufficiale di un par­tito cattolico, il partito popolare di don Sturzo che si affermò così rapidamente da far scrivere ad un pubblicista politico liberale, il Burzio, che la potenza del partito popolare... appare, sotto un certo aspetto, l'evento politico più importante dalla costituzione del Regno, come quello che tende da una parte, deviando la tradizione del Risorgimento, a trasformare l'Italia da ghibellina (o diciamo più modestamente massonica) in guelfa. 3)
Il fatto cui accenna il Burzio è veramente di notevole portata, episodio conclusivo di un periodo di quasi vent'anni che potremmo chiamare di assestamento, per il movi­mento cattolico, nella sua progressiva partecipazione alla vita politica e di avverti­mento, se ad esso colleghiamo anche la grande affermazione del partito socialista, della presenza operante nella coscienza nazionale di ideali appena rintracciabili o addirittura estranei alla tradizione del Risorgimento.
Con i cento otto seggi conquistati alle elezioni del 1921, i cattolici venivano a costituire l'unico gruppo sufficientemente forte ed omogeneo (partito e non coali­zione elettorale) per contenere il grande progresso delle sinistre: cento otto seggi in maggior parte conquistati a spese dei liberali, i quali, avendo invocato l'aiuto dei cattolici contro i socialisti, non erano riusciti ad evitare la diffusione dei secondi ed avevano contribuito al rafforzamento del primi.
La storia politica italiana sembrava destinatane! 1921 ad impostarsi sull'antitesi tra socialisti e cattolici; ina proprio in quelle elezioni fece la sua prima comparsa eletto­rale il fascismo. None nostro compito di oggi indagare quali relazioni possano' sussistere tra questi fatti e l'aprirsi del più tristo periodo della storio italiana contemporanea.
LUIGI ÀMBROSOLI
*ì P. GOBETTI, Rivoluziono liberalo, Torino, Einaudi, 1949, p. 85.
'* Vedi G. VOLFB, // popolo italiano tra la pace e la guerra I9l-i-15 Milano, ISPI, 1940. p. 93 sgg., 198 sgg. '
*) F. BURZIO, LO monarchia prefasciata (1922), ora in Dalla Liberazioni! atta Costituente. Giolitti, La monarchia prefascista, Torino, ed. Palatine, 1946, p. 215.