Rassegna storica del Risorgimento

MURATORI LUDOVICO ANTONIO
anno <1951>   pagina <203>
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L. A. MURATORI E IL RISORGIMENTO ITALIANO
(NEL SECONDO CENTENARIO DELLA MORTE DEL PADRE DELLA STORIA ITALIANA)
Italia: quante volte questo nome nei cento volumi del Muratori? Animo stetit dice nella prefazione alla grande raccolta R. I. S. notti parcere labori quo Italiae parenti meae commodum hoc et decus quibus possem vìribus pararem.
E nella prefazione alle Antiquitates, contro i dispregiatori della storia nostra dei secoli delle dominazioni barbariche osserva con tono di rimprovero: .... quasi l'alia, parens nostra, eadem non fuerit oc sit tam sub Romanis rerum dominis quam sub Langobardis, Francis, atque Germanis.... Quaenam, rogo, tanta morositas delica-tulos hominum animos invasit ut Italiani matrem tantummodo dum felix et domina fuit intime nascere velinti ipsam vero e solio quidam dejectam, sed adirne veteris suae nobilitata lenacem despiciant, aut illius aspectum refugiant'Ìy>
Non da freddo genio di puro erudito fu tessuta l'immensa tela dei Rerum Itali-canon script or es, delle Antiquitates, degli Annali, ma da cuore di italiano.
E per ciò, quando poeti, storici, romanzieri, politici italiani cercheranno poi, come spesso cercarono, e attinsero a piene mani, specie nell'età del romanticismo e del Risorgimento, notizia del medio evo nei densi volumi del Muratori, troveranno una materia animata da pacato ma robusto spirito patriottico. Una storia nazionale è forse, è certamente l'opera letteraria più necessaria di tutte a qualunque nazione; quella la cui mancanza si fa sentir più ed in tutte le colture e nella politica pratica di qualunque nazione; quella che sola può dar colore nazionale, aiuti, soggetti innume­revoli ed opportuni a tutte le composizioni letterarie ed artistiche; quella che sola può dar esempi, consigli, opportunità e forza agli uomini politici. Cosi scriveva Cesare Balbo, a proposito dell'opera del Muratori, il primo e il più grande cultore della storia d'Italia, dando di lui quell'alto e compiuto giudizio che integralmente fece suo il Carducci: adempiè a tutti e tre gli unici che avanzano la storia di una nazione: fu gran raccoglitore di monumenti nell'opera Rerum italicarum, fu gran rischiara toro dei punti storici difficili nelle Dissertazioni; e negli Annali fu scrittore del più gran corpo che abbiamo di nostra storia, scrittore sempre coscienzioso, non mai esagerato in ninna opinione, non mai servile, sovente ardito e forte, e talora elegante ed anche grande.
Non mai l'immagine ideale dell'Italia una era stata così evidente come in quel­l'opera i Rerum che raccoglieva impresa immane tutti gli storici di tutta l'Italia in un corpo solo.
Quante testimonianze nell'Epistolario muratoriano di quel sentimento e di quel concetto! sentimento di patria e concetto d'Italia idealmente una tutta. A Giuseppe Malaspina di S. Margherita in Tortona, 15 gennaio 1722: Ma ricordi un poco a quel cavaliere [il Fogliarli di Piacenza] di aiutare anche la mia impresa [quella dei Rerum alla quale stava alacremente attendendo] che riguarda l'onor di tutta l'Italia. Al Sossi in Milano, 17 dicembre 1722: Noi non facciamo tante fatiche per danno d'alcuno né per adulazione ad altri, ma solo perla gloria d'Italia. E a Vittorio Amedeo 11, 25 marzo 1723: Conoscerà facilmente V.M., principe di quella gran mente che ognuno venera a* nostri giorni ed io più degli altri, se fosse di eredito o discredito il non