Rassegna storica del Risorgimento
MURATORI LUDOVICO ANTONIO
anno
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1951
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pagina
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204
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204
Aldo Andreoli
trovare in un'opera di tanto interesse per tutta l'Italia né pure una riga spettante al Piemonte.
Qucst' umile prete) ha coscienza sicura dell'importanza e della grandezza dell'opera sua: e raccomanda agli amici, ai'letterati di maggior merito, ai principi e al reggitori di repubbliche, siciliani e veneti, napoletani e genovesi la grande impresa ch'io ho per le mani in prò e gloria di tutta l'Italia
Ma donde mai trasse, questo figlio di famiglia contadina di Vignola, nato in secolo di depressione degli spiriti nazionali, così generoso e consapevole animo d'italiano? Prima di tutto da natura. C'è chi nasce gentile d'animo e generoso, e ehi lupo agli uomini: nello stesso modo c'è chi nasce con la patria in petto e chi senza. Poi, il! Muratori, l'idea di patria attinse dagli umanisti e dagli uomini del rinascimento, sui quali direttamente egli si formò e dai quali deriva, reagendo al secentismo decadente, in ogni campo della cultura, e quelli a loro volta l'avevano resuscitata dall'antichità classica. Poi, da maestri e amici viventi e a lui vicini, primo tra quelli il benedettino cassinese Benedetto Bacchini, primo tra questi il marchese Orsi bolognese, che parve al Rolli e al Frugoni quasi eroe nazionale per aver difeso la poesia italiana contro la critica demolitrice dei razionalisti francesi. Più ancora: giovanissimo, il Muratori ha già lo sguardo rivolto al mondo; spirito universale vive la vita del suo tempo nella realtà della storia delle grandi nazioni moderne che stanno facendo le ossa con prepotenza di energie e con attività multiforme intensa di Stati politicamente organizzati; giovanissimo, con le prime sue pubblicazioni prende posto fra i dotti d'Europa, e mentre nessuna delle sue opere maggiori è ancora uscita già è fatto socio dell'Accademia delle Scienze di Londra, presidente Isacco Newton. Ebbene, il Muratori sente vivo e pungente il contrasto tra la vita di quei popoli fortunati, gagliardamente operosi, ricchi e fiduciosi di sé e la povera Italia, rimasta fuori dei grandi movimenti costruttivi della storia in atto. Tale contrasto sente sopra tutto come uomo di studio, nell'ambito spirituale, cioè nel campo del lavoro scientifico e letterario; e allora inventa e lancia è ancora giovane e inesperto e pieno di sogni, questo pur così positivo e realistico lavoratore il progetto di una nuova Accademia italiana: primi disegni della Repubblica Letteraria d'Italia, che a differenza delle Accademie arcadiche doveva attendere a risollevare la sorte degli studi esodi nella penisola, riprendere la grande tradizione rinascimentale, quando gli Italiani furono maestri all'Europa, modernamente ampliarla e illuminarla, collegare ordinare aiutare con mezzi adeguati l'opera di pensiero di dottrina e di ricerca degli studiosi italiani. La proposta cade, dopo breve volo di speranze, fra derisioni e acrimoniose critiche. Infingardi italiani! esclama con amarezza il Muratori,
Ma sì! ci vuole altro per disarmare quest'uomo: quello che non fece perla gloria della nazione italiana la fantasticata accademia fece lui, come è stato più volte osservato, almeno quanto forze umane potevano concedere, da solo.
Gli Italiani ohe andarono poi a compulsare quei grossi tomi e chi, studioso di lettere e di storia, poteva non ricorrervi? trovarono dovunque l'impronta di quell'animo: le opere maggiori e le minori e l'epistolario del Muratori hanno tutti la stessa voce. In mille occasioni, sui pia vari argomenti, sia pure in breve considerazione o commento, sempre con serena obiettività e veridicità, con tono bonario e semplice, senza mai enfasi retorico* ceco dovunque una parola, un pensiero por l'Italia, per la riputazione d'Italia, per l'onore d'Italia, per la gloria d'Italia. Vecchio assiste alle prime esperienze di elettricità (1746): rimane commosso, segue e descrive con vivacissima pagina l'esperimento, egli che ha un culto per la scienza; e auguro,